La contribuzione da riscatto per i lavoratori dipendenti e autonomi

PREVIDENZA

Prima parte

Autori: Alberto Cauzzi e Maria Elisa Scipioni 
ASSINEWS 293 – gennaio 2018

 

Vi sono periodi nella vita di un lavoratore in cui alcune attività (periodi di lavoro all’estero in paesi non convenzionati, di formazione scolastica o specialistica, di maternità, ecc.) non prevedendo la contribuzione obbligatoria e non consentono pertanto la maturazione di requisiti pensionistici.

Si pensi al caso di un dirigente industriale di media età, 60enne, con all’attivo a oggi 36 anni di contributi, di cui 14 ante ’96. E poniamo il caso che tale soggetto non abbia riscat­tato i suoi 5 anni di corso di laurea in Ingegneria Elettronica. Bene, nel caso specifico è opportuno conoscere attentamente i meccanismi e le dinamiche della contribuzione da riscatto, al fine di valutare la convenienza effettiva di attivazione di questa opportunità. Il dirigente, in questione, con il riscatto di quei 5 anni di contribuzione, vedrebbe applicarsi per il calcolo della pensione il più premiante sistema di calcolo retributivo per le anzianità maturate fino al 31.12.2012, an­ziché fino al 31.12.1995 come accadrebbe se non riscattasse il corso di studi.

Potremmo fare altri mille esempi in cui la convenienza del riscatto di contribuzioni figurative può avere una valenza de­terminante nel quantum pensionistico ed anche negli aspetti qualitativi della prestazione previdenziale. Ci accingiamo quindi a trattare, nel dettaglio, le caratteristiche e le tipologie di contribuzione da riscatto del mondo del lavoro dipendente e autonomo, includendo anche i cosiddetti parasubordinati. Le modalità di accreditamento e il beneficio conseguibile con la contribuzione riscattata differisce in funzione della gestione previdenziale di riferimento e al tipo di calcolo di riferimento in cui ricade il profilo previdenziale specifico. Tutte le gestioni riferite all’ente pubblico di stato, l’Inps, e quindi al mondo dei lavoratori dipendenti, dei dirigenti, degli artigiani, commer­cianti e coltivatori diretti e dei parasubordinati, hanno, con le debite specificità, una serie di principi di funzionamento abbastanza omogenei nella forma. Le categorie dei liberi professionisti invece, facendo riferimento a enti previdenziali autonomi e privati, hanno requisiti e modalità di calcolo diversificate.

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