Chiesta nuova governance a Itas

di Anna Messia
Oggi è previsto un primo passo importante verso il nuovo assetto di Itas. Il cda della compagnia si riunisce per dare via libera al piano industriale messo a punto dal direttore generale Raffaele Agrusti al quale il manager ex Rai e Generali ha lavorato per più di sei mesi. Ma allo stesso tempo la mutua di Trento si prepara a un profondo cambiamento nell’assetto di governance perché l’Ivass ha chiesto una svolta tempestiva e profonda nell’organizzazione della società. Tutto è iniziato dopo l’uscita nei mesi scorsi dell’ex direttore generale Ermanno Grassi indagato per danni alla società e presunte estorsioni a danni del presidente Giovanni Di Benedetto. E in questi mesi in verità più di qualche cambiamento in Itas c’è già stato. A maggio scorso alla guida dall’assicurazione è arrivato appunto il nuovo direttore generale Agrusti, manager apprezzato dal mercato, e poi a novembre a lasciare è stato lo stesso Di Benedetto, sostituito da Fabrizio Lorenz, che in passato era già stato direttore generale della compagnia. Una nomina, quest’ultima che a quanto è stata ben accolta dall’Istituto di controllo del settore vista l’esperienza professionale di Lorenz nel settore assicurativo. Ma le richieste dell’autorità presieduta dal direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, vanno ben oltre il cambio della guardia al timone della compagnia.

L’intenzione è evitare che possano ripetersi le situazione che hanno portato ai fatti di cui la precedente gestione è accusata. Per questo in Ivass chiedono un cambio dell’organizzazione più profondo, in cui il ruolo dei manager e quello di chi controlla sia ben definito, aumentando i presidi delle funzioni di controllo che dovranno rispondere direttamente al consiglio di amministrazione. L’attuale sistema prevede per esempio che alcuni grandi agenti della compagnia possano indicare alcuni consiglieri delegati chiamati poi a loro volta a scegliere i membri del consiglio di amministrazione, con potenziali confitti d’interesse. Meccanismi che l’autorità di controllo vorrebbe venissero modificati per creare un sistema di governo più chiaro, con la nomina di un amministratore delegato diverso dal direttore generale, ma soprattutto prevedendo più competenze e professionalità e meno rappresentanza territoriale in consiglio di amministrazione. Il confronto è aperto, con inevitabili resistenze locali per il timore che il modello di mutua possa essere snaturato, ma d’altro canto i 190 delegati della compagnia non potranno che prendere atto delle richieste che arrivano Ivass.

Si tratta di novità che richiedono una modifica dello statuto della mutua nata nel 1821 e per questo sarebbe imminente la convocazione di un’assemblea straordinaria prima dell’appuntamento di aprile che dovrà approvare il bilancio e nominare il nuovo consiglio di amministrazione, visto che quello attuale sta per arrivare a scadenza. Dopo la riunione del cda di oggi sul piano a giorno è attesa anche la riunione di un nuovo consiglio di amministrazione che dovrà poi proporre le modifiche statutarie e convocare l’assemblea straordinaria. E probabilmente ci sarà bisogno di più di un’assemblea straordinaria per recepire tutte le modifiche necessarie. Quale che è certo è che la compagnia è alla vigilia di un riassetto importante che più si addice ad una compagnia che, dopo aver acquisito nel 2015 Royal and Sun Alliance, ha raggiunto ormai una dimensione media nel mercato. Il consiglio di amministrazione dovrà tra l’altro anche sistemare un’altra questione più tecnica che coinvolge Vhv Allgemeine Versicherung.

Si tratta di una importante società tedesca di assicurazioni e riassicurazioni, alleata storica di Itas entrata come socio sovventore nel 2012 con un apporto al fondo di garanzia (ovvero il capitale) della Mutua. Nel febbraio 2016 Vhv ha effettuato poi un nuovo versamento di 12,5 milioni, classificato anch’esso come patrimonio. Ma in verità si trattava di un prestito concesso dalla compagnia di Hannover che andava quindi considerato debito e non patrimonio. Modifica che non mette a repentaglio la solidità della compagnia, che a giugno scorso aveva un indice Solvency II del 140% (1,4 volte il requisito minimo) ma che in ogni caso dovrà essere registrata dal cda per sistemare le cose. (riproduzione riservata)
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