Cattolica apre a grandi soci in cda

di Anna Messia
Nessuna trasformazione in società per azioni, operazione che non è né sul tavolo degli azionisti né su quello del consiglio di amministrazione. Ma Cattolica Assicurazioni , unica società cooperativa assicurativa in Italia, dopo 120 anni di vita si prepara a cambiare profondamente il suo statuto per dare spazio agli investitori istituzionali nel consiglio di amministrazione e valorizzarne l’ingresso come soci. Ancora è presto per capire quali saranno le soglie minime che daranno diritto ad avere rappresentanti in consiglio o quanti potranno essere i consiglieri espressione dei soci istituzionali, ma la strada da percorrere è chiara. «L’obiettivo è realizzare una complessiva revisione del testo statutario da proporre all’assemblea dei soci in modo da rendere la gestione della società cooperativa più snella ed efficiente e favorire l’ingresso degli investitori istituzionali come soci», ha detto ieri l’amministratore delegato di Cattolica Assicurazioni , Alberto Minali, presentando il nuovo piano industriale 2018-2020 a otto mesi dal suo arrivo al vertice della compagnia presieduta da Paolo Bedoni.

Cambiamenti che avverranno senza scossoni e senza fretta visto che le proposte di modifica dovranno essere approvate dal consiglio di amministrazione della compagnia e poi votate alla prossima assemblea di aprile ma, visti i tempi tecnici, non entreranno in vigore prima dell’aprile del 2019. Di certo la soglia minima, confermata allo 0,5% per le persone fisiche, viene innalzata al 5% per le persone giuridiche ed estesa a enti collettivi e Oicr. Il superamento del limite non impedisce di detenere ulteriori azioni (oltre il 5% restano ovviamente i diritti patrimoniali) e rimane invariato il principio del voto capitario. «Tuttavia alla lista che raggiungerà voti rappresentativi di determinate soglie (ancora da definire, ndr) «saranno riservate opportune forme di rappresentanza», ha chiarito Minali aggiungendo che il nuovo modello punta a un sistema di governance monistico, con l’abolizione del comitato esecutivo, l’assorbimento del collegio sindacale nel nuovo organo e la riduzione del numero dei consiglieri rispetto agli attuali. Novità che erano attese dal mercato, ancora più dopo l’ingresso nel capitale, lo scorso ottobre, dell’oracolo di Ohama, Warren Buffet, entrato con poco più del 9% rilevando le quote messe in vendita dalla liquidazione della Popolare di Vicenza. Parlando del piano industriale presentato ieri, Minali ha detto che «bisogna riarmare questa nave che opera in un contesto difficile, con un mercato auto complicato e tassi d’interesse ai minimi» e aggiungendo che «la profonda trasformazione dovrà avvenire mentre l’azienda continuerà a crescere». Nei primi otto mesi di gestione Minali tante cose sono già state fatte. Primo tra tutti l’accordo bancassicurativo con Banco Bpm , che sarà operativo presumibilmente il prossimo luglio, con 1.700 sportelli concentrati nelle aree più ricche del Paese, che a regime apporterà 3 miliardi di euro di premi, facendo crescere i volumi di polizze Vita del gruppo da 2,8 miliardi del 2016 a 5,2-5,4 miliardi.

È stata poi ridotta l’esposizione ai titoli governativi Italia di oltre 5,5 punti base, per ridurre la sensibilità allo spread, e 19 aree funzionali sono state riorganizzate con un management team in larga parte rinnovato. Ma tanto resta da fare, visto che il piano punta a trasformare profondamente la compagnia, aumentando per esempio il peso delle vendite telematiche sulle nuove polizze Danni, al 50% a fine piano, e aumentando il peso del ramo III nel Vita, di 19 punti percentuali, al 37% nel 2020. Anche in questo caso Minali ha presentato numeri che dovrebbero attrarre gli investitori. Come le previsioni sul dividendo per azione, atteso in crescita di circa il 50% a più di 50 centesimi rispetto ai 35 del 2016. Mentre l’utile operativo dovrebbe salire più del 60%, da 228 milioni di fine 2016 a 375-400 milioni, e il roe superare la soglia del 10% rispetto al 6% della fine dello scorso anno. Risultati che dovranno essere conseguiti mantenendo un Solvency II Ratio compreso tra il 160 e il 180%. Ieri la società ha annunciato anche l’uscita di Marco Cardinaletti dal ruolo di direttore generale di Cattolica, confermandolo però al momento alla guida di Tua Assicurazioni, riconoscendogli 1,2 milioni di incentivo all’esodo e 500 mila euro lordi per impegni di non concorrenza per sei mesi dopo l’uscita da Tua. Oltre a fruire, tramite lo specifico fondo Inps, di 1,5 milioni a titolo di pensionamento. (riproduzione riservata)
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