Rossi, disastroso lasciare l’euro

Il governo italiano «bene fa a fare la faccia feroce nei confronti dell’Europa che vuole imporre, anche in condizioni eccezionali, vincoli che all’apparenza sono ciecamente rigidi. Anche se, in realtà, così rigidi non sono»: ne è convinto il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, che ha espresso il suo pensiero durante un’intervista radiofonica. «L’Europa è stata per molti anni la soluzione dei nostri molti problemi e adesso, da quando è scoppiata la crisi nel 2010-2011, l’Europa stessa inizia a essere un problema, e questo ha messo in crisi la Ue». Da qui la rigidità dei vincoli imposti ai paesi membri. «Tutta la diatriba sull’Europa è sulla domanda e il problema principale dell’Italia è l’offerta, perché da noi sono sempre meno le imprese che fanno bene». Il problema principale «sta nella dimensione delle nostre imprese, che sono troppo piccole».

Parlando di un’eventuale uscita dall’euro, il d.g. di via Nazionale ha sottolineato che ciò significherebbe trovarsi di fronte a «uno scenario di disastro e di catastrofe. Tecnicamente il mondo è davvero complicato», ha argomentato. «Oggi, tutte le volte che qualcuno stacca un assegno, si mettono in moto sotto il pavimento milioni e milioni di cavi che consentono questo pagamento. In Europa è gestito dalle banche centrali e in Italia da Bankitalia: se si cambia segno monetario, questo sistema va adattato e ci vorranno mesi e mesi per farlo. E durante questi mesi che cosa succede? Cosa può fare chi ha risparmi in euro e sa che tra qualche mese varranno la metà? Il risultato sarà che quella moneta nuova si svaluterà e i risparmi varranno di meno».

Rossi ha quindi affrontato il tema della pubblicazione dei nomi dei debitori insolventi: non è una cosa da prendere alla leggera. «Se c’è del denaro pubblico coinvolto, la trasparenza deve aumentare. Detto questo, ci sono i pro e i contro sul pubblicare o meno la lista dei cento debitori, ci sono esigenze di privacy che vanno tenute in considerazione. Molti di loro possono essere imprese o famiglie che vanno bene, che non hanno pagato una o due rate ma che possono ripagare. Poi c’è chi ha agito in modo sconsiderato».

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