Contributi, rincari senza sosta

Le aliquote per gli autonomi sono salite dello 0,45%
Pagina a cura di Carla De Lellis

Rincarano i contributi Inps dei lavoratori autonomi. Dal 1° gennaio 2017, infatti, le aliquote di contribuzione per artigiani e commercianti sono salite dello 0,45%. È il sesto (penultimo) aumento in base all’agenda fissata dalla manovra Monti del 2011 (art. 24, comma 22 del dl n. 201/del 2011, convertito dalla legge n. 214/2011). Per i commercianti, inoltre, c’è ancora il contributo aggiuntivo di 0,09%, prorogato fino al 31 dicembre 2018 per finanziare l’indennizzo per la cessazione dell’attività. A conti fatti, considerando che nel 2017 il minimale è pari a 15.576 euro, il contributo minimo dovuto dagli artigiani è di 3.668 euro (3.605 euro nel 2016) e quello dei commercianti di 3.682 euro (3.620 nel 2016).

Artigiani e commercianti. È la gestione Inps cui deve iscriversi non soltanto chiunque eserciti le predette professioni, ma anche altri lavoratori quali affittacamere, promotori finanziari, soci di società di persone e di capitali e componenti l’impresa familiare. Con la manovra Monti, le aliquote contributive sono state incrementate dell’1,3% nel 2012 e, poi, gli anni 2013, 2014, 2015 e di un altro 0,45%. Quello di quest’anno pertanto è il sesto incremento (sempre dello 0,45%), il penultimo prima di raggiungere la misura definitiva del 24%. In tabella è indicata l’agenda degli aumenti in funzione delle due categorie di lavoratori (artigiani e commercianti), nonché della loro età in quanto i soggetti con meno di 21 anni sono ammessi a versare un contributo ridotto. Per gli iscritti alla gestione commercianti è sommato anche il contributo dello 0,09% dovuto fino al 31 dicembre 2018 e destinato al finanziamento dell’indennizzo riconosciuto a chi cessa definitivamente l’attività.

Quanto si paga. Nessuna novità per il resto dell’impianto di calcolo e pagamento dei contributi, vale a dire il vincolo del minimale di reddito (15.576 nel 2016), l’aliquota aggiuntiva dell’1% dovuta oltre il limite di retribuzione annua pensionabile (46.216 nel 2016), nonché il massimale di reddito oltre il quale non è più dovuta la contribuzione né si matura la pensione (77.026 nel 2016). Considerando il valore di minimale del 2016, tutto ciò significa che gli artigiani calcolano il 23,55% sul reddito d’impresa (dichiarato al Fisco) sino a 46.216 euro e il 24,55% sulla quota di reddito compreso tra 46.216 e 77.026 euro, massimale imponibile per il 2017; mentre i commercianti applicano il 23,64% sulla fascia di reddito sino a 46.216 euro e il 24,64% sulla quota compresa tra 46.216 e 77.026 euro.

Termini e modalità di versamento. Nessuna novità in merito ai versamenti dei contributi, da farsi mediante i consueti modelli di pagamento unificato F24, alle tradizionali scadenze (si veda tabella). Si ricorda che l’Inps già da anni non invia più le comunicazioni con i dati e gli importi della contribuzione dovuta e le informazioni sono prelevabili, a cura del contribuente o di un suo delegato, tramite l’opzione, contenuta nel cassetto previdenziale per artigiani e commercianti, Dati del mod. F24, dove è possibile visualizzare e stampare in formato Pdf, il modello di pagamento.

Lavoratori autonomi agricoli. Nel settore agricolo il rincaro contributivo colpisce i lavoratori autonomi, ossia i coltivatori diretti (affittuari, usufruttuari, enfiteuti, allevatori), gli imprenditori agricoli professionali (in sigla Iap; cioè gli imprenditori che, per le notevoli estensioni dei terreni posseduti e per il fabbisogno di giornate lavorative, non possono essere inquadrati come coltivatori diretti), e infine i coloni e i mezzadri (si tratta di coloro che svolgono attività agricola sulla base di rapporti di natura associativa scaturenti da contratti di mezzadria, colonia e soccida vietati dalla legge n. 203/1982 e, dunque, in via di estinzione). Nel dettaglio la citata manovra Monti, con effetto dal 1° gennaio 2012, ha rideterminato le aliquote contributive (sia quelle di versamento che quelle di cui si tiene conto ai fini del calcolo della pensione: c.d. «aliquota di computo») dei predetti lavoratori iscritti alla relativa gestione autonoma Inps nelle misure indicate in tabella allegata alla medesima Manovra (e riprodotta in pagina). È proprio su queste aliquote che è andata a incidere la riforma Monti. Per l’anno 2017 le aliquote sono rideterminate nelle seguenti misure: 23,60% (con un aumento di 0,40% rispetto al 2016), ridotta a 23,40% ai soggetti di età inferiore a 21 anni (con un aumento di 0,80% rispetto al 2016) per la generalità delle imprese; 23,30% (con un aumento dell’1% rispetto al 2016), ridotta a 22,5% (con un aumento di 1,50% rispetto al 2016) ai soggetti d’età inferiore ai 21 anni, per le imprese ubicate in territori montani o in zone svantaggiate.

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