Mps torna in utile dopo 5 anni

Il Cet 1 fully loaded all’11,7%, quello transitional al 12% contro una richiesta della Bce del 10,2% per il 2016. Attesa per la reazione di Piazza Affari dopo l’ennesimo crollo nella giornata di ieri

di Andrea Di Biase

Il Monte dei Paschi  rivede l’utile per la prima volta dopo cinque anni di bilanci in rosso. È questo il risultato che emerge dai dati di preconsuntivo 2015, approvati dal cda ieri, ossia una settimana in anticipo anche per provare a rassicurare i mercati sullo stato di salute del gruppo. E così la banca grazie all’effetto positivo registrato con la contabilizzazione a «saldi chiusi» dell’operazione Alexandria – richiesta della Consob a fine anno – si appresta a licenziare il bilancio 2015 con un risultato netto positivo per 390 milioni contro la maxi-perdita di 5,4 miliardi di un anno prima.
Senza questa modifica contabile, che ha permesso di liberare risorse accantonate e metterle a conto economico, il bilancio si chiuderebbe invece con un rosso di 110 milioni per colpa di due voci straordinarie registrate nell’ultimo trimestre (archiviato con 200 milioni di perdite). Si tratta dei costi legati alla chiusura del derivato Alexandria e all’intervento obbligato effettuato da Mps  assieme ad altri istituti italiani nel salvataggio delle quattro banche regionali finite in dissesto (Etruria, Carife, Banca Marche, CariChieti) attraverso il Fondo di risoluzione del sistema bancario.

Guardando i conti in controluce comunque la dinamica è in deciso miglioramento. Anche lo stock di sofferenze ha cominciato, seppur lievemente, a ridursi.
A fine anno infatti i crediti deteriorati sono scesi a 46,9 miliardi, ovvero 600 milioni in meno rispetto a fine settembre. Esclusa la cessione di 1 miliardo di sofferenze realizzata il mese scorso, la variazione trimestrale dello stock lordo dei crediti deteriorati è di circa 400 milioni (circa 1,2 miliardi nel terzo trimestre), ovvero il valore più basso degli ultimi otto trimestri. Il grado di copertura resta stabile. Nel corso dell’anno inoltre è proseguita la pulizia nei conti. Le rettifiche di valore sono ammontate a 2 miliardi (in calo dell’11% sul 2014). Dall’insediamento dell’amministratore delegato Fabrizio Viola, avvenuto nel 2012, a fine 2015 le rettifiche sui crediti sono ammontate complessivamente a 15,7 miliardi. Anche dal punto di vista patrimoniale la situazione è cambiata. Mps  adesso ha un coefficiente Cet 1 fully loaded dell’11,7%, ben superiore al 10,2% fissato dalla Bce. Mentre il Cet calcolato su base transitional è al 12%. I dati patrimoniali evidenziano infine che i crediti verso la clientela sono scesi del 7% a 111,4 miliardi e la raccolta diretta del 3% a 119,3 miliardi.
I ricavi sono cresciuti del 26% a 5,22 miliardi, mentre i costi sono scesi del 5% a 2,63 miliardi.

I dati del preconsuntivo sono stati comunicati a borsa chiusa, dopo l’ennesimo crollo del titolo a Piazza Affari (-7,88% a 0,66 euro). Dopo aver perso in un mese il 47% del proprio valore, Mps  ora capitalizza 2,1 miliardi di euro, praticamente 0,2 volte il patrimonio netto che a fine 2015 era 9,6 miliardi. Si vedrà dunque oggi quale sarà la reazione del mercato e se il ritorno all’utile renderà l’istituto senese più appetibile per un’aggregazione nello scenario del risiko bancario che si sta ormai aprendo. Sul Monte potrebbe decidere a muoversi Ubi Banca, specialmente dopo che la Popolare di Milano  ha deciso di accelerare nell’integrazione con il Banco Popolare  scartando l’ipotesi della fusione a tre Ubi-Bpm -Mps  che è stata tra i dossier discussi mercoledì 27 nel summit fra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, e i capiazienda diBpm  (Giuseppe Castagna) e Ubi (Victor Massiah). «Su Mps  si è abbattuta la speculazione ma è un bell’affare, ha attraversato vicissitudini pazzesche ma oggi è risanata, è un bel brand», aveva detto pochi giorni fa il premier Matteo Renzi a Porta a Porta. «Forse in questo processo, che durerà qualche mese, deve trovare dei partner perché deve stare insieme ad altri».

Intanto a Siena si registra qualche frizione tra il sindaco Bruno Valentini e il presidente della Fondazione Mps Marcello Clarich, dopo che quest’ultimo aveva aperto alla possibilità di un trasferimento della direzione generale della banca in caso di fusione con un altro istituto. (riproduzione riservata)