Generali cala ai minimi dal 2013

di Anna Messia

Devono fare in fretta i soci per trovare il successore di Mario Greco alla guida delle Generali . In tre giorni, dall’annuncio dell’indisponibilità del ceo a un nuovo mandato (per approdare in Zurich), il titolo del Leone ha registrato un ribasso dell’8,4%, mandando in fumo 2 miliardi di capitalizzazione e riducendo a 20,8 miliardi il valore della compagnia in borsa.

Certo, il mercato non è stato affatto d’aiuto e, anzi, ha remato decisamente contro. Ieri, per esempio, per Piazza Affari è stata un’altra giornata da dimenticare (-3,49%) e il titolo Generali  è stato colpito dalle vendite chiudendo con un -4,08% a 13,39 euro. La maggior parte degli analisti in verità continua a consigliere l’acquisto di azioni Generali , nella convinzione che anche senza Greco la compagnia sia ben impostata e abbia un management team capace di raggiungere gli obiettivi 2018 del piano industriale, che prevede dividendi cumulati per 5 miliardi. L’interpretazione più diffusa è quindi che a questi prezziGenerali  è più conveniente di concorrenti come Allianz  o Axa. Fatto sta che il valore di borsa di ieri rappresenta il minimo da giugno 2013. Come dire che in pochi giorni buona parte del lavoro fatto da Greco sul titolo è stato vanificato. Quando, il 2 giugno 2012, il cda di Generali  propose a Greco la nomina a ceo (divenuta operativa il 1° agosto), le azioni erano scese a 8,21 euro e grazie al suo lavoro erano riuscite a toccare i 18 euro.
Salvo però subire una brusca frenata dalla fine dell’anno scorso: da dicembre, quando le voci di un possibile passaggio di Greco a Zurich sono cominciate a circolare, il titolo ha perso più del 25%. Anche in questo caso bisogna ovviamente tenere conto dell’impostazione negativa dei mercati, ma in ogni caso si tratta di una preoccupazione in più per i soci che in questi giorni stanno decidendo il nuovo assetto della compagnia. Il cda della compagnia per discutere del futuro di Generali  si terrà probabilmente alla fine della prossima settimana e sul tavolo c’è già la possibile uscita anticipata di Greco rispetto alla scadenza dell’assemblea di aprile, ipotizzata inizialmente. Le dichiarazioni rilasciate del manager mercoledì in conference call con gli analisti, in cui spiegava che la rottura del rapporto è stata determinata da una differente visione con alcuni soci del suo ruolo in azienda, ha inevitabilmente accelerato le operazioni. Il presidente Gabriele Galateri sarebbe quindi chiamato ad assumere l’interim. E non sarebbe la prima volta. La stessa cosa era successa nel cda del 2 giugno 2012 che revocò i poteri a Giovanni Perissinotto attribuendoli temporaneamente a Galateri. Ma a differenza di tre anni fa, quando lo stesso cda deliberò di proporre a Greco la nomina a ceo in attesa della risoluzione del suo rapporto con Zurich (avvenuta il 6 giugno), stavolta la designazione del successore non sembra ancora matura. Probabilmente bisognerà attendere metà o fine febbraio, anche perché in campo per la ricerca potrebbe scendere anche un head hunter. Il candidato interno più accreditato sembra invece essere l’ad di Generali  Italia Philippe Donnet, che assicurerebbe quella continuità gestionale chiesta dai soci e in particolare da Mediobanca . Mentre il nome più accreditato sul mercato sembra essere Sergio Balbinot, membro del board di Allianz  Se ed ex co-amministratore delegato di Generali  ai tempi di Perissinotto (rimasto a lungo nel gruppo come chief investment officer anche dopo l’arrivo di Greco). Balbinot, presidente di Insurance Europe (le Ania d’Europa), garantirebbe relazioni internazionali e una profonda conoscenza dei mercati esteri. Ma anche la candidatura di Monica Mondardini, ad di Cir  e L’Espresso , sembra ancora in piedi, anche se ieri il presidente di Cir Rodolfo De Benedetti ha detto di augurarsi che la manager resti dov’è. Insomma, la partita è aperta e a complicare il riassetto c’è il fatto che l’intero cda, compreso il presidente, arriverà a scadenza con l’assemblea di aprile. Ma la nomina dell’amministratore delegato appare ora scollegata dalla futura conferma o meno del presidente e del board. (riproduzione riservata)