di Massimo Galli 

 

Un nuovo incubo legato alle quattroruote aleggia in Europa. Dopo lo scandalo sui motori diesel che ha investito Volkswagen, ora è la volta di Renault. Stesso copione: la casa francese, secondo le indiscrezioni, ha inserito nelle sue vetture un software in grado di eludere i controlli sulle emissioni, come quello scoperto su centinaia di migliaia di auto made in Germania.

Tanto è bastato a far crollare il titolo Renault del 20%, salvo poi recuperare in parte terreno per chiudere le contrattazioni con una flessione del 10,28% a 77,75 euro. I principali costruttori di autoveicoli sono stati colpiti dalle vendite, da Vw (-3,73%) a Daimler (-3,56%) a Peugeot (-5,05%), fino a Fiat Chrysler (si veda box a lato).

L’agenzia di stampa Afp ha spiegato che agenti dell’ufficio antifrodi del ministero dell’economia hanno perquisito alcuni uffici di Renault il 7 gennaio e sequestrato alcuni computer. La casa transalpina ha tuttavia precisato che vi sono state alcune ispezioni, ma le perquisizioni sono state effettuate dopo i primi test condotti in dicembre dal comitato tecnico indipendente incaricato dal governo di verificare il rispetto delle normative in seguito allo scoppio del Dieselgate. Il comitato, ha sottolineato Renault, ha già chiarito di non avere riscontrato «prove della presenza di software illegali nei veicoli». Gli agenti hanno deciso di condurre un’ulteriore indagine documentaria in loco, «che ha lo scopo di convalidare definitivamente la prima analisi effettuata dalla Commissione tecnica indipendente». Precisazioni che hanno avuto un effetto positivo sul titolo in borsa, che ha dimezzato le perdite, rimaste comunque pesanti in chiusura.

In difesa di Renault si è schierato il ministro dell’economia Emmanuel Macron, secondo il quale questa vicenda non è affatto paragonabile a quella che aveva interessato Volkswagen. Il governo di Parigi è azionista forte del costruttore. Il ministro dell’ambiente Segolène Royal ha aggiunto che gli accertamenti hanno riscontrato che i motori diesel di Renault superano i limiti di emissioni previsti, ma non presentano software che alterino i gas di scarico.

Per Adam Hull, analista di Berenberg, anche se venissero riscontrate irregolarità, ci sarebbero differenze tra Renault e Volkswagen. In primo luogo la casa francese ha un’esposizione minore agli Usa, dove le sanzioni e le multe sono più dure che in Europa. Inoltre il governo di Parigi detiene una quota nella società, pari a circa il 15%: fattore rilevante in caso di avvio di un’azione legale. Infine, i movimenti sul titolo sono stati amplificati dal fatto che la giornata sui mercati era già di per sé difficile e la volatilità sulle azioni del comparto auto era elevata.

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