di Gigi Giudice

Ci conoscevamo dai tempi eroici de La Fondiaria Incendio e de La Fondiaria Vita Assicurazioni, quando erano presiedute dal senatore Eugenio Artom e le Compagnie veleggiavano alte, forti di una rete agenziale in grado di reggere il confronto con i più qualificati colleghi attivi per conto delle altre compagnie regine del mercato.

(nota: le due Fondiaria vennero fuse nel1980, inmodo da formare un’unica Fondiaria)

Domenico Assini risulta noto a tutto l’universo assicurativo per la simpatia, il cuore, l’amabilità, la brillantezza dell’intelligenza tutta partenopea nello stilare giudizi, sgusciante in metafore fulminanti.

“Non ti rispondo, non ho dichiarazioni da fare al giornalista, anche se amico, perché poi finisce che anche tu mi metti in croce…Sai come vanno le cose. Devo mostrami cauto, un po’ cerchiobottista come quasi sempre sono gli interlocutori assicurativi e gli altri pescicani con cui ho a che fare..” mi apostrofava sorridendo.

Mimì (diminutivo di Domenico) lo chiamavano gli amici.

Era nato a Portici nel 1939 e aveva iniziato a lavorare, dopo la laurea, nel 1965, presso l’ Agenzia generale di Napoli de La Fondiaria. Di cui sarebbe diventato procuratore due anni più tardi e titolare nel 1970.

Agenzia con uffici in via Santa Brigida, di fronte al porto commerciale, che Assini ha condotto fino all’età canonica della pensione, la cui titolarità è oggi affidata alla figlia Lucia.

Si è guadagnato fama come presidente del Gruppo Agenti de La Fondiaria con caratteristiche che conviene spiegare.

Aveva avuto la ventura di trovarsi ripetutamente confermato dai colleghi in quel ruolo per le doti che gli erano riconosciute e perché – come è noto – la Fondiaria, da che aveva celebrato (nel 1979, sotto la presidenza di Michele Castenuovo Tedesco) i cent’anni di vita, si è vista oggetto del desiderio di una serie di “nuovi padroni”.

Sappiamo che, sotto l’egida di Mediobanca (che ha tradizionalmente, come per le Generali, sempre mantenuto una quota di sostanza del pacchetto azionario, dai tempi di Enrico Cuccia) La Fondiaria è transitata, negli anni Ottanta, dal gruppo Invest della famiglia Bonomi alla Montedison di Mario Schimberni e quindi vittima delle ambizioni di Raul Gardini, talmente fissato di voler diventare protagonista assoluto del mercato assicurativo da riuscire a convincere Camillo De Benedetti a lasciare la vicepresidenza delle Generali (dove sedeva da anni in quanto rappresentante di un cinque per cento del capitale azionario) e lanciarsi con lui in una perigliosa “scalata al cielo”. Finita malissimo. Anche per la Fondiaria che, messa in bacino di carenaggio (sempre sotto la regia di Cuccia), fu affidata alle cure prima di Luigi Amato Molinari e quindi di Roberto Gavazzi.

Gli addetti ai lavori del settore sanno di che lacrime e di che sangue stiamo parlando. Poi venne il decennio di egemonia del gruppo Ligresti e non sono state neanche lì rose e fiori. Come ognuno sa.

Mimì Assini aveva dovuto far fronte ai vortici di proprietà e di management ai limiti dell’immaginazione come rappresentante numero uno degli Agenti Fondiaria. Per oltre un ventennio. Fino a rappresentare il caso probabilmente unico di presidente di Gruppo Agenti in carica pur avendo superato l’età per essere operativo con mandato. Lo hanno deciso e voluto i colleghi, che modificarono in tal senso, nei primi anni del 2000, il testo dello statuto del Gruppo Agenti

E il 9 gennaio scorso Assini si trovava a Roma, insieme agli altri rappresentanti degli organi statutari dei Gruppi Agenti Fondiaria-Sai e Milano. Obiettivo la messa a punto di una linea comune da seguire – con uno stretto vincolo di solidarietà – nel progetto di collaborazione con il Gruppo Unipol. Ovvero con la nuova proprietà.

Documento redatto in quella sede e delle impressioni sull’incontro seguito con Roberto Ellena, direttore generale di Unipol e responsabile dell’opera di integrazione, ho riferito su Assinews.it la scorsa settimana.

Chi era presente a Roma riferisce di un Assini proteso a ribadire il valore aggiunto del ruolo degli Agenti e della necessita di un confronto costante e sistematico con i rappresentanti del Gruppo Unipol, alle prese con un progetto industriale di ambizioni e dimensioni mai prima viste nel nostro Paese.

Agenti che, tra l’altro, hanno sottolineato ai nuovi responsabili delle Compagnie l’urgenza di pronti interventi contro la vistosa emorragia di contratti auto.

Ci si domanda se le tensioni, le preoccupazioni attorno al futuro dei colleghi abbiano concorso a chiudere tanto repentinamente la vicenda terrena di Mimì Assini. Che, al di là dei triboli nel fronteggiare le dissipazioni dei tesoretti ogni volta ricostruiti dal lavoro degli Agenti nei molteplici passaggi di proprietà de La Fondiaria, ha vissuto una vita invidiabile. Nei termini che chi lo ha conosciuto esime da stare ora a dettagliare. Né Mimì vorrebbe lo facessi. “Non farmi parlare!!! Lascia perdere!!!” Par di risentirlo.

 

Ai funerali, svoltisi a Roma la mattina di sabato 19 gennaio e nel pomeriggio a Napoli, hanno partecipato, insieme ai colleghi più affezionati, tra cui Francesco Mansutti, Enzo Furgiuele, Roberto Carini, Alessandro Bellisario, Riccardo Paladini, Paolo Verdiani, Lello Paragona, anche, in rappresentanza di Fondiaria-Sai, il direttore generale Emanuele Erbetta, il responsabile danni e reti Roberto Rigamonti e il responsabile reti agenziali Pier Giorgio Costantini. Non è sfuggita la presenza di Luigi Tusino, che si favoleggia litigasse un giorno sì e uno no con Mimì, quando era il suo più diretto interlocutore.

Alle figlie Lucia e Ludovica, alla compagna Marinella e a tutti i suoi cari le condoglianze della redazione di “ASSINEWS”, di cui Mimì Assini era assiduo e simpaticamente critico lettore.