Di Gigi Giudice

A Claudio Demozzi, 46 anni, “figlio d’arte”, plurimandatario a Trento, ancora tra euforia e commozione per il risultato, ho rivolto una serie di domande in  quella che ritengo sia la sua prima intervista come presidente del Sindacato Nazionale Agenti.

Quale ritiene essere il tratto distintivo di questa vittoria?

Demozzi: È stata una vittoria molto sofferta, in bilico fino all’ultimo. Le notizie che filtravano poco prima della fine dello spoglio, ci hanno tenuti con il fiato sospeso fino all’ultimo. Ma, pochi minuti prima che la presidenza annunciasse i risultati, ho capito che ce l’avevamo fatta; ho visto tanti colleghi avvicinarsi, le prime strette di mano, le prime congratulazioni. La nostra è la vittoria di un modo diverso di concepire il sindacato. Non a caso abbiamo scelto come slogan “La forza della coerenza”, che significa rompere con vecchie logiche geopolitiche e coerenza con un antico, genuino spirito sindacale.

Anche nel programma elettorale della formazione emerge questa volontà di girare pagina?

Le novità sono state colte e apprezzate da quanti hanno espresso il voto a favore della nostra lista. Le vecchie logiche hanno portato alcuni nostri iscritti ad allontanarsi dal sindacato; il calo del numero degli iscritti e la diminuita partecipazione alle assemblee provinciali, anche se contenuto, è il segnale della necessità di un cambiamento.

Fino alla fine, la lista di Roberto Salvi sembrava avere  i favori dei congressisti. Cosa, secondo lei, ha spostato il loro voto?

Non abbiamo cercato alleanze, non abbiamo offerto posti a nessuna corrente, a nessun gruppo di potere. Non siamo scesi a compromessi. Abbiamo mantenuto fede ad una promessa che ci siamo fatti mesi fa, quando è iniziata questa bella avventura: mai rinunciare alla nostra coerenza, cercare di far prevalere le nostre idee, cercare di cambiare, nel profondo, questo sindacato. Questo è il segnale di novità che hanno colto i delegati che ci hanno votato.

Fin dall’inizio abbiamo lottato contro tutto e contro tutti: i poteri forti innanzitutto. Non è un mistero che alcuni presidenti di gruppo abbiano invitato i delegati ad annullare la scheda di voto. Le schede bianche ed i delegati che si sono allontanati prima della conclusione del congresso rientrano comunque in un dato fisiologico.

Insomma, mi sta dicendo qualcosa di incredibile rispetto ai rituali: che non siete scesi a compromessi?

Proprio così. Era uno dei nostri principi irrinunciabili e l’ho dimostrato anche rifiutando ogni trattativa elettorale, depositando la mia lista già nella prima giornata e non il giorno seguente, come è tradizione. Solitamente, la notte che precede la presentazione delle liste, viene impiegata dagli “stati maggiori” per condurre trattative estenuanti; per scambiare voti con posti in lista o nelle costituende commissioni.

Noi dopo una pizza, siamo andati a riposare ed a prepararci per la giornata più faticosa.

Da una lettura dei nomi che compongono la sua lista emerge una età media molto bassa. Può essere sinonimo, come qualcuno ha affermato, di inesperienza?

Basta leggere il loro curriculum. Hanno tutti una lunga militanza nel sindacato. Molti i presidenti provinciali; numerosi quelli che hanno maturato esperienza in commissioni e gruppi di lavoro. Nessuno di loro ha mai fatto parte di un esecutivo Sna e la loro esperienza è maturata sul territorio. Insomma un vertice Sna che viene dal territorio

E poi, me lo permetta, si erano mai viste quattro donne ai vertici del Sindacato? E che donne! Concrete come spesso solo le donne sanno essere, solide, di esperienza. Credo che tutti i colleghi che hanno avuto il piacere di ascoltare i loro interventi, quando si sono presentate sul palco, abbiano potuto apprezzare la qualità della loro preparazione.

Ultima domanda. Quali i complimenti che le hanno fatto maggiormente piacere?

Beh, in primo luogo l’abbraccio di tanti amici, vecchi e nuovi. Gli occhi rossi di Roberto Bianchi, il pianto inarrestabile di Filippo Guttadauro, l’abbraccio di Carla Barin, del mio grande maestro Francesco Pavanello, di Antonio Camani.

C’è stata anche una telefonata, inaspettata e quindi molto gradita. È stata quella che mi è arrivata nel tardo pomeriggio, durante il primo incontro del nuovo esecutivo, quella di Vincenzo Cirasola. Complimenti sinceri i suoi, inaspettati e quindi molto apprezzati. E poi, voglio ripetermi: la disponibilità di Salvi e di tutta la sua squadra mi ha dato il segnale che, forse, davvero qualcosa sta cambiando dentro la nostra associazione.

Spente le luci del congresso, la volontà è quella di lavorare per il bene del Sindacato e nell’interesse dei colleghi.

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Primo commento a caldo del cronista:  dietro l’affermazione di Demozzi sta una strategia iniziata nel momento in cui ha rassegnato le dimissioni dall’esecutivo presieduto da Giovanni Metti, il 24 marzo scorso.

Con lui si erano poi dimessi Roberto Bianchi e Guttadauro La Blasca.

Insieme hanno messo insieme i tasselli che hanno portato a configurare la lista presentata a Milano.

Adesso ha davanti i mille problemi che la precedente gestione non aveva saputo risolvere.

A partire dalla ratifica del contratto dei dipendenti di agenzia scaduto da tre anni.

Davanti all’hotel milanese dove si è tenuto il congresso Sna hanno manifestato i sindacati dei dipendenti delle agenzie, che il 13 gennaio hanno proclamato uno sciopero di quattro ore.

Demozzi e la sua formazione “giovane” (e con cospicua quota rosa) si meritano gli auguri nostri e di tutti.

Sul numero di “ASSINEWS” di febbraio racconteremo le fasi di questo che è stato il quarantacinquesimo congresso della storia sindacale.

Da tener presente, già da ora, come si configurerà il panorama dell’intermediazione dopo che – con l’operazione di fusione fra Gruppo Unpol e Fondiaria-Sai – si sarà determinata una aggregazione di oltre seimila agenti operanti sotto un’unica bandiera.

Un momento di cambiamenti radicali e epocali, nel mentre si profila, nell’ambito delle liberalizzazioni in pista di lancio da parte del Governo Monti, l’imposizione ad avere almeno due mandati.

Come andrà a finire?