Di Andrea Di Biase

Nel primo pomeriggio di venerdì 6 gennaio, dopo una settimana di indiscrezioni che indicavano in Unipol il soggetto con più chance di arrivare a una integrazione conFondiaria-Sai, la compagnia bolognese guidata dall’ad Carlo Cimbri è finalmente uscita allo scoperto.

Con una nota diffusa «anche su richiesta della Consob», il gruppo assicurativo riferibile alla Lega Coop ha confermato di avere «in corso analisi e approfondimenti relativi al dossier Premafin e Fondiaria-Sai», precisando tuttavia che «al momento non è stata formalizzata alcuna manifestazione di interesse in proposito». Una dichiarazione arrivata a poche ore di distanza da quella del fondo Clessidra, che nella serata di giovedì 5 gennaio aveva fatto sapere, sempre su richiesta dell’authority presieduta da Giuseppe Vegas, di avere «inviato agli advisor diPremafin una propria manifestazione di interesse non vincolante per la partecipazione alla ricapitalizzazione della stessa Premafin e della controllataFondiaria-Sai», sottolineando allo stesso tempo che tale «manifestazione di interesse» è comunque «soggetta a una serie di verifiche e condizioni».
Ma anche se l’interesse per FonSai del fondo di private equity guidato da Claudio Sposito si è dunque già tradotto in un’offerta non vincolante, mentreUnipol, stando al contenuto del comunicato, è ancora in una fase di analisi del dossier, i bolognesi vengono dati comunque in pole position rispetto a Clessidra e agli altri soggetti che, nel corso dell’ultima settimana, hanno cercato di entrare in partita (Palladio, Sator-21 Investimenti, Idea-Fimit, Hines, Apax). A favore della compagnia delle coop ci sono diversi elementi. In primo luogo Mediobanca e Unicredit, che sono i principali creditori del gruppo Ligresti, sembrano preferire per FonSai una soluzione industriale, oltre che italiana, quale l’aggregazione con Unipol, rispetto a un’operazione esclusivamente finanziaria, quale l’ingresso nell’azionariato della compagnia, attraverso Premafin, di un fondo di private equity.

Dall’unione delle due compagnie nascerebbe infatti un campione nazionale delle assicurazioni, in grado di superare anche le Generali (di cui Mediobanca è il primo azionista con il 13%) nel settore delle polizze Danni e in particolare in quello Rc Auto (si veda la tabella in pagina). Anche nel ramo Vita, dove finora Fondiaria-Sai e Unipol occupavano posizioni di rincalzo rispetto ai concorrenti, la nuova compagnia diventerebbe il terzo player del settore dietro al Leone di Trieste e al polo assicurativo di Intesa Sanpaolo, con una raccolta superiore, seppur di poco, a quella di Poste Vita. Ci sarebbero ovviamente criticità sotto il profilo Antitrust da dover affrontare: di fronte alla posizione di estrema forza che il nuovo soggetto avrebbe nel mercato della Rc Auto, l’authority potrebbe chiedere la dismissione di alcuni asset. L’Antitrust potrebbe chiedere anche aMediobanca, che oltre a essere il primo azionista delle Generali diventerebbe anche il principale creditore della nuova compagnia (Piazzetta Cuccia è esposta per 1,1 miliardi verso FonSai, per 400 milioni verso Unipol, e per qualche centinaia di milioni verso la holding delle coop Finsoe), di prendere qualche misura per congelare il potenziale conflitto di interessi. Tutti aspetti che sarebbero già stati presi in considerazione dai protagonisti delle trattative. Tuttavia, ciò che potrebbe davvero spianare la strada a Unipol è la posizione sulla vicenda che prenderà l’Isvap. Sembra infatti che nei giorni scorsi il presidente Giancarlo Giannini, che è a fine mandato e che intende chiudere la sua esperienza alla guida authority accompagnando Fondiaria-Sai verso una soluzione di stabilità, abbia manifestato ai vertici di Premafin e della stessa compagnia assicurativa la propria preferenza per una soluzione industriale, considerato che il semplice ingresso in FonSai di uno o più fondi di private equity non garantirebbe da solo la necessaria stabilità negli assetti proprietari, visto anche l’orizzonte di investimento di medio periodo di questi soggetti, che potrebbero dunque essere tentati di passare la mano nel caso arrivasse un’offerta allettante da parte di qualche colosso assicurativo estero. I vertici di Unipol, che avrebbero già informato il governo Monti delle proprie intenzioni, ottenendo un sostanziale gradimento a una soluzione industriale e italiana ai problemi di FonSai, e che dovrebbero incontrare il presidente dell’Isvap nei primi giorni della prossima settimana (forse già lunedì 9 gennaio), auspicherebbero quindi che anche dall’autorità di vigilanza arrivi un gradimento di massima alla loro proposta.

Il principale ostacolo sulla strada dei bolognesi verso la conquista di FonSai sembra tuttavia essere la determinazione della famiglia Ligresti nel voler fare pagare il biglietto d’ingresso al futuro azionista di riferimento di FonSai il più salato possibile. Le proposte informali per la valorizzazione delle aree di sviluppo immobiliare targate Sinergia (tra cui quella alla periferia Sud di Milano sulla quale dovrebbe sorgere il Centro europeo di ricerca biomedica avanzata) giunte da Sator e da Idea-Fimit avrebbero spinto i figli di Salvatore Ligresti, a cominciare da Paolo, a cercare di alzare ulteriormente la posta. Ma Unicredit, che è il principale creditore della holding non quotata della famiglia, non sarebbe disponibile a procedere su questa strada e intenderebbe invece battere la via della liquidazione di Sinergia dopo avere conferito tutti gli immobili in una newco, il cui capitale dovrebbe essere sottoscritto in proporzione al proprio credito dalle banche. La famiglia sembra dunque giunta al bivio.

Rimane tuttavia da capire se Unipol, che non ha ancora risolto i problemi della controllata bancaria, abbia la forza finanziaria per procedere all’operazione FonSai, e allo stesso tempo se le cooperative, che nel 2005 furono ostacolate dal sistema nel tentativo (poi abortito) di conquistare la Bnl, abbiano acquisito il peso politico necessario per essere ammesse nel salotto buono della finanza. ConquistandoFondiaria-Sai, infatti, la compagnia bolognese diventerebbe azionista di Gemina,Pirelli, Generali, Unicredit, Mediobanca e di Rcs, mettendo dunque un piede anche nel Corriere della Sera, il principale quotidiano italiano che sei anni fa fu in prima linea nell’ostacolare l’operazione di Unipol su Bnl.

 

Sotto l’aspetto finanziario, ma anche sotto quello politico, le cose sembrano essersi messe al meglio per Unipol. Basti pensare che proprio grazie alla cessione a Bnl-Bnp Paribas del 51% di Bnl Vita, lo scorso 29 settembre Unipol ha incassato in contanti 325,2 milioni. Liquidità che basterebbe per sottoscrivere circa metà dell’aumento di capitale di FonSai (o pressoché integralmente quello di Premafin), che non è stata reimpiegata ma parcheggiata «in depositi bancari e in titoli di debito caratterizzati da pronta liquidabilità». Ma se anche questo tesoretto non dovesse bastare, le cooperative azioniste della compagnia, forti di un prestito sociale che a fine 2010 era pari a 11,82 miliardi (considerando solo le coop di consumo), hanno le risorse per fare la loro parte.

Dal punto di vista politico, inoltre, il quadro è completamente mutato rispetto all’estate 2005. La nascita nel gennaio dello scorso anno dell’Alleanza delle cooperative, con l’obiettivo di arrivare entro 5 anni alla fusione delle tre centrali (la rossa Lega Coop guidata da Giuliano Poletti, la bianca Confcooperative presieduta da Luigi Marino e la laica Agci guidata da Rosario Altieri), sta portando di fatto al superamento degli antichi steccati tra organizzazioni con connotazioni politiche differenti. Alleanza delle cooperative, che rappresenta circa il 7,5% del pil italiano, si era già mobilitata nei mesi scorsi sostenendo la necessità di un accordo all’insegna dell’italianità traParmalat e Granarolo, e ha fatto lo stesso nel novembre scorso muovendosi assieme alle altre associazioni di categoria sostenendo l’esigenza di quel governo di emergenza nazionale, che poi è stato affidato a Mario Monti. (riproduzione riservata)