E gli assicuratori restano appesi alla Grecia

di Anna Messia
Si è appena aperta una settimana di negoziazioni ad alta tensione per la Grecia e i suoi creditori. Trattative che, c’è da scommetterlo, saranno seguite con attenzione anche dalle compagnie di assicurazione italiane che già nei bilanci chiusi a settembre avevano pagato già un conto salato alla crisi ellenica. Chi più chi meno, hanno infatti da tempo iniziato ad allineare i conti ai piani di ristrutturazione avviati dal Paese guidato da Lucas Papademos. Ma altri interventi potrebbero essere necessari nei prossimi mesi e la situazione potrebbe precipitare in caso di default. Le compagnie hanno già svalutato in media circa la metà dei titoli del debito greco che hanno in portafoglio. Ma non tutti si sono mossi allo stesso modo. Generali, per esempio, al 30 giugno scorso aveva deciso di svalutare i titoli ellenici con scadenza entro il 2020, che rappresentavano più del 70% della sua esposizione verso il Paese e che originariamente erano stati individuati come gli unici rientranti nel piano di ristrutturazione approvato per il Paese. Una svalutazione calcolata sulla base dei valori di mercato al semestre che era stata pari a poco più di un miliardo di euro. Poi però, l’ottobre successivo, come noto, è stato siglato un nuovo piano di salvataggio che prevedeva per i privati un aggravio pari a uno sconto del 50% (che potrebbe ora salire al 60%) su tutti i titoli detenuti e Generali si è allineata svalutando nella relazione di settembre (approvata a novembre) anche i titoli con scadenza superiore al 2020, per 555,3 milioni. Non solo. Il Leone aveva deciso anche di intervenire ancora sui titoli con scadenza anteriore al 2020 (allineandoli al 30 settembre), con una svalutazione di altri 255,3 milioni. Il conto complessivo per Generali è stato quindi finora di 1,81 miliardi, con un impatto sul risultato netto del gruppo di 328,8 milioni e una svalutazione totale pari al 60,8% del portafoglio greco. Nel caso di Fondiaria Sai, che tra titoli in scadenza entro il 2020 (con un valore nominale al 30 settembre di 86 milioni) e quelli che arrivano a termine dopo il 2020 (109 milioni) ha investito in Grecia 195 milioni, l’intervento ha riguardato finora i titoli in scadenza entro il 2020, con una rettifica di valore di 50,3 milioni. Mentre la valutazione a mercato dei bond oltre il 2020 ha influenzato negativamente la riserva dei titoli disponibili per la vendita (Afs) per 75,1 milioni, impatto che scende però a 34,7 milioni al netto dell’esposizione detenuta per conto degli assicurati vita e che non pesa sul conto economico. Per Unipol l’effetto Grecia ha comportato poi svalutazioni (solo sui titoli in scadenza entro il 2020) per 78 milioni e per Cattolica (che a giugno aveva in Grecia titoli per un valore nominale di 134 milioni) l’impatto ellenico sul conto economico a fine settembre era stato di 17 milioni. Tutti calcoli che andranno però riaggiornati alla luce delle nuove trattative. (riproduzione riservata)