Pagina a cura di Nicola Capuzzo

 

Costerà caro al gruppo Carnival quel «inchino» che ha portato al naufragio della Costa Concordia. Il saluto che la nave voleva fare avvicinandosi alla costa del Giglio suonando la sirena (pare per salutare i parenti del maître della nave) oltre ad avere fatto 6 vittime accertate, 70 feriti e 16 dispersi, ha già avuto pesanti ripercussioni finanziarie e commerciali.

Il titolo Carnival ieri è crollato alla City (dove ha aperto la seduta con un -23% per poi attestarsi su un -17%). La compagnia in una nota ha detto di prevedere che l’impatto di questo incidente sarà di almeno 90 milioni di dollari, cioè 11 o 12 centesimi per azione, sugli utili 2012. Gli esperti stimavano per quest’anno profitti per 2,7 dollari per azione. Ma oltre al valore della nave, che nel 2006 (anno di costruzione) era 450 milioni di euro, «ci saranno anche altri costi non determinabili al momento», come ha rilevato Pier Luigi Foschi, amministratore delegato di Costa Crociere, precisando che la nave «sarà inutilizzabile per tutto il resto dell’anno, se non oltre». Una decisione definitiva sulle sue sorti sarà presa nei prossimi giorni: la compagnia può esercitare la clausola «total loss» abbandonando la nave agli assicuratori in cambio del risarcimento del danno.

In alternativa (improbabile) l’unità potrebbe essere recuperata con una profonda ristrutturazione. Il numero uno di Costa Crociere fa riferimento anche ad altri danni indiretti (la tragedia è accaduta proprio all’inizio della stagione delle prenotazioni delle crociere soprattutto per la clientela americana) e vanno considerati anche i costi delle operazioni volte a evitare un disastro ambientale, nonché la perdita dei ricavi legati ai viaggi già prenotati proprio sulla Costa Concordia. La compagnia ha una copertura «Corpi e macchine» per la nave e una «Protection & Indemnity» per i danni causati a terzi ma la perdita indiretta, riconducibile ai mancati introiti a seguito della catastrofe, non è coperta da alcun contratto assicurativo. Il numero uno di Costa, rispondendo a chi gli chiedeva se fosse già stata effettuata un’analisi legale di quanto accaduto, ha detto che «l’azienda si ritiene parte lesa» aggiungendo che «la sua reputazione sarà ristabilita e riguadagneremo la fiducia dei clienti. Il disastro», ha aggiunto Foschi, «avrà certamente un impatto sull’industria mondiale delle crociere e ancora di più sulla nostra società, ma non credo che lascerà un segno permanente. Non avrà conseguenze di lungo termine perché la vacanza sulle navi è sicura».

Molti addetti ai lavori in Italia concordano con questa visione parlando di «onda emozionale nel medio-breve periodo» anche perché la sicurezza di una nave ha poco a che fare con un cambio di rotta che ha portato un gigante del mare lungo 292 metri a navigare a 150 metri dalla costa.

Per Carnival Corporation, che oltre all’italiana Costa Crociere controlla altri dieci brand rivolti specificamente alla clientela tedesca, spagnola, inglese, australiana e nordamericana, i primi tre mesi dell’anno sono i più importanti dal punto di vista delle prenotazioni e il mercato europeo (Mediterraneo e Nord Europa) pesa per il 38% sul volume d’affari complessivo. Il suo credit rating BBB+ pare rimarrà inalterato così come quello del principale concorrente, Royal Caribbean Cruises che al momento ha BB.

Il rischio di un rallentamento dell’industria crocieristica coinvolgerebbe indirettamente anche la cantieristica navale, che da tempo deve fare i conti con una pesante riduzione delle nuove commesse. Proprio Carnival è il maggiore cliente di Fincantieri che attualmente ha in portafoglio cinque nuove costruzioni per il colosso americano delle crociere con consegne spalmate tra il 2012 e il 2014. Due sono per la stessa Costa Crociere (la Fascinosa sarà battezzata a Savona nel magio prossimo, mentre l’altra arriverà nel 2015) mentre sono in costruzione altre due unità per Carnival Cruise e una quinta per il marchio Princess. Un imminente peggioramento dei conti di Carnival Corporation, sommato a un possibile rallentamento delle prenotazioni e quindi del mercato crocieristico non sono certamente buone notizie per Fincantieri e gli altri poli europei delle costruzioni navali. (riproduzione riservata)

 La franchigia lascia Costa scoperta per 40 mln

Sul piano assicurativo Costa Crociere è in acque tranquille. La polizza sulla nave è stata stipulata da un pool di 10 compagnie tra le quali Generali, Rsa Insurance e Xl Group e prevede una franchigia di circa 30 milioni di dollari, per un valore della nave superiore a 400 milioni.

Secondo un portavoce di Generali «coprire questi rischi fa parte dell’attività. Una prudente politica di riassicurazione limiterà l’impatto del sinistro a livelli marginali». La responsabilità verso terzi (passeggeri, equipaggio e danni ambientali) è coperta con Standard P&I Club e Steamship Mutual di Londra con una copertura per massimi 3 miliardi di dollari a fronte di uno scoperto per Costa di 10 milioni.