Con Unipol evitato il tracollo FonSai

di Andrea Di Biase

 

Che l’operazione di Unipol su Fondiaria-Sai possa configurarsi a tutti gli effetti come un salvataggio sembrano esserci ormai pochi dubbi, almeno a giudicare dall’aggiornamento delle stime preliminari relative all’esercizio 2011 esaminate domenica 29 gennaio dal cda della compagnia guidata da Emanuele Erbetta.

Dall’analisi di tale aggiornamento è emersa infatti una previsione di perdita consolidata, al netto delle imposte, nell’ordine di 1,1 miliardi di euro. Un rosso superiore, dunque, ai 925 milioni stimati dal cda il 23 dicembre scorso. Ma ciò che più dà il segno dello stato di forte difficoltà in cui versa Fondiaria-Sai è il dato sul margine di solvibilità.

Se infatti a fine dicembre la compagnia stimava un solvency ratio consolidato del 95%, già allora sotto la soglia minima del 100% fissata dall’Isvap, ora tale stima si è ulteriormente ridotta. Sulla base dei dati esaminati domenica dal cda, l’indice di copertura del margine di solvibilità è sceso addirittura al 75%, tanto che il fabbisogno di nuove risorse necessarie a riportare questo indicatore almeno al 120%, a dicembre indicato in circa 750 milioni, è stato innalzato fino a 1,1 miliardi.

Un aumento di capitale di tale portata si sarebbe dunque reso necessario anche se Unipol non avesse deciso di avanzare, facilitato in questo dai principali creditori del gruppo Ligresti (Mediobanca e Unicredit), una proposta di integrazione finalizzata a fornire a FonSai non solo l’apporto di mezzi freschi ma anche una nuova prospettiva di crescita all’interno di un perimetro maggiore.

 

Difficilmente, però, senza l’intervento dei bolognesi, la compagnia tuttora presieduta da Jonella Ligresti sarebbe stata in grado di raccogliere da sola i mezzi necessari a colmare questo gap patrimoniale, considerato che Premafin, l’attuale azionista di riferimento con il 35%, si trova in una situazione di tensione finanziaria forse addirittura più grave. Con circa 330 milioni di debiti nei confronti del sistema bancario e un attivo costituito essenzialmente dai titoli FonSai in pegno agli istituti creditori, la holding avrebbe sulla carta un patrimonio netto negativo, oltre a non disporre delle risorse necessarie a sottoscrivere la propria quota dell’aumento di capitale. Di qui la difficoltà, sottolineata anche dagli analisti di Standard & Poor’s nel motivare la riduzione a junk del debito della compagnia assicurativa, di procedere alla messa in sicurezza di FonSai con l’attuale assetto proprietario. Ma proprio tale assetto avrebbe potuto rendere vano lo sforzo messo in campo da Unipol. Di fronte alla decisione della compagnia bolognese di procedere, in virtù della moral suasion del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, a una revisione della proposta di integrazione avanzata, in forma non vincolante, lo scorso 13 gennaio, la famiglia Ligresti sembra abbia esitato non poco prima di aderire all’offerta vincolante, approvata domenica dal cda di Unipol. Senza più la disponibilità della compagnia guidata da Carlo Cimbri ad acquistare il 50,1% della famiglia in Premafin per 77 milioni (oltre al patto di non concorrenza da complessivi 14 milioni in 5 anni), Salvatore Ligresti e i suoi tre figli (Jonella, Giulia e Paolo) sono stati seriamente tentati di tirarsi indietro, mettendo a repentaglio la stabilità stessa della compagnia. «Fortunatamente», ha osservato un banchiere che ha seguito in prima persona la trattativa, «ha prevalso la ragione e l’intesa è stata trovata, altrimenti si sarebbe rischiato un piccolo Banco Ambrosiano, con conseguenze inimmaginabili per tutti, assicurati, creditori e azionisti».

 

La proposta di Unipol, accettata dal cda di Premafin, non passerà più dall’acquisto del pacchetto di azioni della holding in mano alla famiglia e alla successiva opa sulle minoranze (tra cui Vincent Bollorè e i due misteriosi trust offshore). La compagnia bolognese prenderà invece il controllo di Premafin attraverso un aumento di capitale a essa riservato, fino a un massimo da 400 milioni, necessario a dotare la holding delle risorse necessarie a consentire alla stessa finanziaria e alla sua controllata Finadin di partecipare, per le quote di rispettiva pertinenza, all’aumento di capitale di Fondiaria-Sai. L’aumento di Premafin, unitamente alla fusione a quattro con FonSai, Milano eUnipol Assicurazioni (che rimane rispetto allo schema originario) costituirà inoltre uno dei passaggi chiave di un piano di ristrutturazione del debito della holding, redatto ai sensi dell’articolo 67 della legge fallimentare. Piano che dovrà essere certificato da un professionista indipendente e che, secondo indiscrezioni, non dovrebbe prevedere alcun write-off dei 330 milioni di crediti da parte delle banche. Questi infatti finiranno in capo al nuovo soggetto assicurativo che nascerà dalla fusione tra le quattro società. Il passaggio dovrebbe inoltre garantire a Unipol il presupposto giuridico necessario a chiedere alla Consob l’esenzione dall’opa a cascata su Premafin, FonSai e Milano, trattandosi a tutti gli effetti di un salvataggio aziendale (come testimonia il ricorso al dettato dell’articolo 67 della legge fallimentare). L’esenzione è stata infatti posta daUnipol, che per trovarsi all’appuntamento adeguatamente patrimonializzata lancerà anch’essa un aumento da 1,1 miliardi, quale condizione necessaria per procedere con l’operazione. L’altra condizione sospensiva, che dovrà verificarsi entro il 20 luglio, è il nulla osta da parte dell’Antitrust.

L’impegno di Unipol è infine subordinato al fatto che, per effetto dell’aumento di capitale di Premafin, la compagnia bolognese arrivi a detenere una partecipazione nella holding superiore ai due terzi del capitale (in modo da avere il controllo dell’assemblea straordinaria) ed evitare così eventuali azioni di disturbo da parte dei vecchi azionisti (i Ligresti si diluiranno al 9-10% in seguito all’aumento ma potrebbero non uscire subito dal capitale).

La decisione di Unipol di rivedere lo schema dell’offerta ha avuto tuttavia un impatto negativo sui titoli coinvolti nell’operazione. Le azioni Premafin, sulle quali non ci sarà più l’opa a 0,36 euro, hanno perso il 22% a 0,24 euro. Segno meno anche per i titoliFonSai (-8,3% a 0,63 euro) e Milano Assicurazioni (-6,7% a 0,23 euro) alla luce del fatto che, con la nuova struttura dell’operazione, si riducono fortemente le possibilità di un’opa a cascata sulle due società. In calo anche Unipol (-3,32 a 0,19 euro). (riproduzione riservata)