Caltagirone lascia Mps per Unicredit

di Andrea Di Biase

Francesco Gaetano Caltagirone si appresta a dire addio al Monte dei Paschi per fare ingresso in grande stile nell’azionariato di Unicredit. Dal suo quartier generale, per ora, arriva solo uno stringato «no comment », ma il costruttore ed editore romano, che ieri ha comunicato al cda di Mps la propria volontà di dimettersi dalla carica di consigliere nonché di vicepresidente dello stesso consiglio, avrebbe rilevato un importante pacchetto di azioni di Piazza Cordusio nell’ambito dell’aumento di capitale da 7,5 miliardi, che si chiuderà nella giornata odierna. L’investimento di Caltagirone nel capitale di Unicredit, anticipato nel primo pomeriggio di ieri da milanofinanza.it, dovrebbe consentire all’imprenditore romano di arrivare a una quota di partecipazione compresa tra l’1 e il 2%, che lo farebbe diventare uno dei principali azionisti privati della banca, se non addirittura il primo. Proprio per questa ragione, vista la rilevanza della quota, non è escluso che nelle prossime settimane, quando i grandi soci di Piazza Cordusio si riuniranno nuovamente per definire le candidature per il nuovo cda, a Caltagirone possa essere proposto l’ingresso in consiglio di amministrazione. Molto dipenderà ovviamente da come in Piazza Cordusio decideranno di interpretare la norma, prevista dall’articolo 34 della manovra Salva Italia, che ha introdotto il divieto di ricoprire la carica di consigliere in due o più banche o assicurazioni tra loro concorrenti. Caltagirone, che è anche vicepresidente nonché azionista con il 2,27% delle Generali, nel motivare la scelta di lasciare il cda di Mps, ha sottolineato di essersi basato su una interpretazione restrittiva della norma, spiegando di aver lasciato gli incarichi a Siena per mantenere invece quelli a Trieste. L’incompatibilità, almeno sulla carta, potrebbe esserci dunque anche con un futuro ruolo nel cda di Unicredit. Ma in Piazza Cordusio, dove la norma avrebbe ripercussioni anche sul doppio ruolo del presidente Dieter Rampl, del vicepresidente Fabrizio Palenzona e del consigliere Carlo Pesenti, che siedono anche nel cda di Mediobanca, hanno da tempo fatto presente di non doversi adeguare a tale disposizione in virtù del fatto che quella in Piazzetta Cuccia è una partecipazione strategica. Se questo ragionamento varrà anche per le Generali (dove Unicredit è presente indirettamente attraverso Mediobanca) lo si capirà nelle prossime settimane, anche se non è escluso che in futuro la norma (che già ora concede un termine di 180 giorni per adeguarsi) possa essere modificata in senso più elastico. Di certo per ora c’è che, dopo le dimissioni dal cda di Mps, Caltagirone sta continuando a smobilizzare la partecipazione a Siena. Dalle comunicazioni sull’internal dealing diffuse nella serata di ieri è emerso che Caltagirone, che lo scorso 18 gennaio era sceso dal 3,9 al 2,7% di Mps, ha ceduto sul mercato un altro 0,86% del capitale. Secondo fonti finanziarie è comunque possibile che, nonostante la discesa sotto il 2%, l’imprenditore romano non esca completamente dall’azionariato della banca senese in cui è entrato nel 2003 a seguito della fusione di Banca Toscana, di cui era socio. ?? evidente, comunque, che l’istituto senese, proprio in un momento cruciale della sua storia, con la Fondazione Mps in difficoltà e ormai disponibile a scendere sotto il 50,1%, viene a perdere un importante azionista, sul quale in molti contavano per poter dare un nuovo assetto di governance della banca. Il nome di Caltagirone era stato indicato, infatti, assieme a quello di Axa, tra quelli dei potenziali investitori pronti a rilevare parte delle azioni della fondazione o, in alternativa, a siglare con questa (nel caso dovesse ridurre la propria quota al 30%) un patto di sindacato per blindare il controllo dell’istituto. Per quanto riguarda invece l’impatto dell’ingresso di Caltagirone in Unicredit sugli equilibri interni a Piazza Cordusio, la mossa dell’imprenditore romano sembra essere stata accolta in maniera positiva dai vertici della banca, a partire dall’ad Federico Ghizzoni. E proprio la stima nutrita da Caltagirone nei confronti del manager piacentino, assieme all’importante opportunità rappresentata dal forte sconto del titolo Unicredit rispetto a quello dei concorrenti, sarebbero alcune della ragioni che avrebbero consigliato l’investimento. ?? noto, inoltre, che Caltagirone vanta un rapporto di reciproca stima con Palenzona. Quest’ultimo la scorsa primavera in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera aveva indicato proprio nell’imprenditore romano, nella Fondazione Crt, in Mediobanca e, indirettamente, in Unicredit i perni sui quali dare stabilità alle Generali. Quell’intervista era stata interpretata allora come un invito fatto da Palenzona a Caltagirone, definito «imprenditore cartesiano senza fronzoli e uomo libero», a schierarsi col management del Leone nel duro confronto con l’allora presidente Cesare Geronzi. In quella fase il costruttore romano mantenne fino all’ultimo una lucida neutralità, evitando di schierarsi apertamente con Mediobanca e i suoi alleati. Ciononostante, l’ingresso di Caltagirone in Unicredit (che è il primo azionista di Piazzetta Cuccia) sembra essere stato accolto positivamente anche da Alberto Nagel. (riproduzione riservata)