Altolà dell’Isvap sui dividendi

di Anna Messia

Il momento della chiusura degli esercizi finanziari si avvicina e tra non molto le società, assicurazioni comprese, dovranno cominciare a preparare i bilanci. Per i consigli di amministrazione, che quei conti dovranno approvare c’è ancora un po’ di tempo, ma l’Isvap, l’autorità di controllo del settore assicurativo, ha deciso di muoversi d’anticipo e qualche giorno fa ha inviato a tutte le compagnie una lettera che non potrà di certo essere trascurata al momento della messa a punto dei bilanci 2011.

 

L’autorità guidata da Giancarlo Giannini ha chiesto alle assicurazioni di essere prudenti nella distribuzione dei dividendi, ricordando alle imprese che l’obiettivo principale, in questa fase di turbolenza dei mercati, deve essere il rafforzamento patrimoniale. «L’autorità, in vista dell’approssimarsi della chiusura dell’esercizio e della definizione dei progetti di bilancio, tenuto conto del perdurare delle tensioni sui mercati finanziari e dell’andamento dell’economia reale», si legge nel documento di cui MF/MilanoFinanza è entrata in possesso, «ravvisa l’opportunità di richiamare le imprese all’adozione di azioni ispirate a criteri di prudenza per il consolidamento della stabilità tecnica e patrimoniale».

A preoccupare l’autorità di controllo è anche il fatto che «nel 2011 oltre agli effetti negativi sulla redditività degli investimenti si sono riscontrati segnali di contrazione della raccolta vita».

La situazione non è allarmante come nel 2008. l’annus horribilis del settore, quando per il secondo anno consecutivo i riscatti dei clienti superarono del 16% le nuove sottoscrizioni. E nell’ottobre dello stesso anno il saldo, negli investimenti delle imprese, tra minusvalenze e plusvalenze latenti aveva toccato il picco negativo dei 10 miliardi in conseguenza del crollo dei mercati azioni. Ma anche con la congiuntura attuale, con i Btp al centro della speculazione, non si può certo abbassare la guardia e l’autorità guidata da Giannini resta vigile considerando che i titoli del debito pubblico italiano, penalizzati da uno spread rispetto al bund tedesco di oltre 500 punti, sono l’investimento più diffuso nei portafogli delle compagnie italiane (in media il 50% del totale è composto da titoli di stato italiani, per una cifra complessiva di circa 200 miliardi di euro). Rispetto alle banche le compagnie possono probabilmente stare un po’ più tranquille, grazie al loro modello di business: perché mentre gli istituti prestano i denari e solo dopo rientrano dei propri crediti, per le compagnie avviene esattamente l’opposto. Prima incassano i premi e solo successivamente pagano i sinistri. A differenza delle banche non hanno quindi un problema di liquidità e l’attuale deprezzamento dei titoli del debito pubblico (a meno di non dover chiudere le posizioni a causa dei riscatti sulle polizze) rappresenta soprattutto un problema contabile. Lo stesso Giannini più volte in passato si è schierato a difesa delle imprese assicurative italiane per evitare che, in conseguenza delle minusvalenze latenti, fossero costrette a pesanti ricapitalizzazioni. Con il rischio, tra l’altro, di provocare una fuga dagli investimenti in Btp.

A riprova della sua fiducia, Giannini lo scorso settembre non aveva tardato a riproporre, per il terzo anno consecutivo, un provvedimento anticrisi, allargandone anzi un po’ le maglie e consentendo alle compagnie di sterilizzare una fetta maggiore delle proprie minusvalenze derivanti dalle fluttuazioni dei mercati. Un intervento che aveva il chiaro obiettivo di difendere le compagnie da un effetto pro-ciclico. «Dobbiamo fare il possibile perché prevalgano le esigenze di tutela del merito nel medio periodo rispetto a esigenze meramente contabili in quello che io ritengo essere un periodo transitorio di svalutazione dei titoli di Stato», aveva dichiarato il presidente dell’Isvap Giannini, a settembre dello scorso anno, in occasione dell’Insurance Day organizzato da MF/MilanoFinanza per spiegare le ragioni dei decreti anticrisi. Ma l’allarme Btp non è ancora rientrato e anche i mercati restano volatili al punto che Giannini non ha potuto fare a meno di chiedere alle imprese di evitare una politica dei dividendi poco accorta: «in questo contesto, al di la degli specifici interventi di vigilanza, l’autorità ritiene opportuno richiamare gli organi ai vertici delle imprese a iniziative volte a garantire la capacità di assorbimento degli impatti negativi derivanti dalla volatilità delle variabili macroeconomiche», scrive ancora Giannini alle imprese. A cominciare appunto dalle cedole da riconoscere agli azionisti. «Tra queste iniziative assumono particolare rilievo politiche di distribuzione dei dividendi ispirate a particolare prudenza», conclude infatti il presidente dell’Isvap, «nel quadro di un più generale orientamento al rafforzamento patrimoniale e a scelte strategiche improntate alla sempre migliore efficienza gestionale».

 

Ora bisognerà vedere come questo invito verrà recepito dalle compagnie. Lo scorso novembre, in occasione della presentazione dei risultati del terzo trimestre, l’amministratore delegato di Generali assicurazioni, Giovanni Perissinotto, aveva sostenuto che non c’erano ragioni per immaginare un cambio della politica dei dividendi del gruppo che finora è stata quella di distribuire il 40% dell’utile. Più cauto era stato l’amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, che aveva presentato la trimestrale lo stesso giorno di Generali, ricordando che la politica dei dividendi è materia del cda e che le decisioni saranno prese solo a marzo. «La valutazione sul dividendo», aveva dichiarato Cimbri, «deve abbracciare tutto il periodo del piano industriale. Valuteremo se anticipare la soddisfazione degli azionisti, rinviarla all’anno prossimo, o fare valutazione di equilibrio». Valutazioni che ora dovranno tenere conto anche del monito di Giannini. (riproduzione riservata)