15 giugno 2009

La carta di credito resta in tasca

Effettuate in media 13 transazioni all'anno: ogni operazione vale 108 euro

Emanuele Scarci
Pioggia di sei milioni di nuove carte di credito, ma quelle realmente attive in Italia, anzichè aumentare, l'anno scorso sono diminuite di 190mila. E l'utilizzo realizzato su Pos e bancomat da tutte le carte in circolazione (di credito e di debito) ha superato a stento la soglia delle due operazioni al mese.
«Il marketing bancario - osserva Alberto Antonietti, responsabile marketing & sales dei servizi finanziari di Accenture - si è molto impegnato a fidelizzare il cliente, incentivando l'uso di carte di credito con mini canoni o assegnandole gratuitamente, ma negli italiani prevale la paura delle transazioni elettroniche».
Per ogni quattro titolari che utilizzano carte di credito ce ne sono sei che le ignorano completamente: preferiscono maneggiare banconote e monete. In realtà, gli utenti attivi sono anche meno di quattro, perché alcuni ne posseggono più di una. Nel complesso, ogni carta di credito viene usata mediamente per una sola operazione al mese e per un transato mensile pari a 108 euro: briciole. Ma anche l'utilizzo di quelle attive avviene con il contagocce: meno di tre volte al mese e per importi medi inferiori ai 300 euro. Eppure l'opportunità di far ricorso al denaro di plastica non manca grazie a una rete di Pos estremamente capillare: 1,3 milioni di dispositivi, che però "strisciano" mediamente meno di 1,5 operazioni al mese a fronte di 88 milioni di carte di pagamento emesse da banche e poste, suddivise tra carte di credito (40,8 milioni), di debito (38,8) e prepagate (8,2).
«La resistenza culturale verso i pagamenti elettronici – osserva Leonardo Bassilichi, direttore generale del gruppo omonimo, uno dei big dell'outsourcing bancario - è così radicata che molti italiani prima di fare shopping prelevano dal bancomat e poi pagano in contanti, dribblando i Pos». Alimentando così lunghe code alle casse di supermercati, colonne interminabili ai caselli autostradali, furgoni carichi di banconote in giro per le città e incoraggiando borseggi e rapine. «La pioggia di carte – aggiunge Bassilichi appartiene al passato: quest'anno il marketing bancario è cambiato sulla spinta di una maggiore selettività del credito. Quindi, meno revolving e la carta torna a essere più uno strumento di pagamento che di credito».
L'avversione al denaro di plastica costa caro al sistema-paese: secondo l'Abi,circa 10 miliardi per la gestione del contante. E i due terzi, 7,1 miliardi, sono a carico delle imprese, mentre il restante terzo, pari a 2,8 miliardi, pesa sui bilanci delle banche. Senza contare i costi sostenuti dalla pubblica amministrazione. Secondo i dati di Banca d'Italia, a fine 2008 erano state rilasciate circa 41 milioni di carte di credito (+18%), ma solo 16 milioni risultavano attive contro le 16,2 dell'anno precedente.L'importo delle transazioni risulta in crescita dell'8%, a 56,5 miliardi di euro.
«Negli ultimi anni – sottolinea Alessandro Zollo, responsabile dei sistemi e servizi di pagamento retail di Abi - sono stati compiuti dei progressi. Rimane però che i 100 euro dell'importo medio delle transazioni indica che sotto questa soglia gli italiani preferiscono il contante. Gli istituti bancari si sforzano in tutti i modi di incentivarne il ricorso, ma c'è ancora molta strada da fare». La crescita delle sofferenze, pari al 5% sulle revolving, è un ostacolo? «È un problema limitato - ribatte Zollo – legato alle revolving, che sono uno strumento di credito e non di pagamento: quelle attive sono solo 4 milioni, il 33% di quelle emesse ».
e.scarci@ilsole24ore.com

 


ASSINFORM Srl -