| La carta di credito resta
in tasca
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in media 13 transazioni all'anno: ogni operazione vale 108 euro
Emanuele
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Pioggia di sei milioni di nuove carte di credito, ma quelle realmente
attive in Italia, anzichè aumentare, l'anno scorso sono diminuite
di 190mila. E l'utilizzo realizzato su Pos e bancomat da tutte le carte
in circolazione (di credito e di debito) ha superato a stento la soglia
delle due operazioni al mese.
«Il marketing bancario - osserva Alberto Antonietti, responsabile
marketing & sales dei servizi finanziari di Accenture - si è
molto impegnato a fidelizzare il cliente, incentivando l'uso di carte
di credito con mini canoni o assegnandole gratuitamente, ma negli italiani
prevale la paura delle transazioni elettroniche».
Per ogni quattro titolari che utilizzano carte di credito ce ne sono sei
che le ignorano completamente: preferiscono maneggiare banconote e monete.
In realtà, gli utenti attivi sono anche meno di quattro, perché
alcuni ne posseggono più di una. Nel complesso, ogni carta di credito
viene usata mediamente per una sola operazione al mese e per un transato
mensile pari a 108 euro: briciole. Ma anche l'utilizzo di quelle attive
avviene con il contagocce: meno di tre volte al mese e per importi medi
inferiori ai 300 euro. Eppure l'opportunità di far ricorso al denaro
di plastica non manca grazie a una rete di Pos estremamente capillare:
1,3 milioni di dispositivi, che però "strisciano" mediamente
meno di 1,5 operazioni al mese a fronte di 88 milioni di carte di pagamento
emesse da banche e poste, suddivise tra carte di credito (40,8 milioni),
di debito (38,8) e prepagate (8,2).
«La resistenza culturale verso i pagamenti elettronici – osserva
Leonardo Bassilichi, direttore generale del gruppo omonimo, uno dei big
dell'outsourcing bancario - è così radicata che molti italiani
prima di fare shopping prelevano dal bancomat e poi pagano in contanti,
dribblando i Pos». Alimentando così lunghe code alle casse
di supermercati, colonne interminabili ai caselli autostradali, furgoni
carichi di banconote in giro per le città e incoraggiando borseggi
e rapine. «La pioggia di carte – aggiunge Bassilichi appartiene
al passato: quest'anno il marketing bancario è cambiato sulla spinta
di una maggiore selettività del credito. Quindi, meno revolving
e la carta torna a essere più uno strumento di pagamento che di
credito».
L'avversione al denaro di plastica costa caro al sistema-paese: secondo
l'Abi,circa 10 miliardi per la gestione del contante. E i due terzi, 7,1
miliardi, sono a carico delle imprese, mentre il restante terzo, pari
a 2,8 miliardi, pesa sui bilanci delle banche. Senza contare i costi sostenuti
dalla pubblica amministrazione. Secondo i dati di Banca d'Italia, a fine
2008 erano state rilasciate circa 41 milioni di carte di credito (+18%),
ma solo 16 milioni risultavano attive contro le 16,2 dell'anno precedente.L'importo
delle transazioni risulta in crescita dell'8%, a 56,5 miliardi di euro.
«Negli ultimi anni – sottolinea Alessandro Zollo, responsabile
dei sistemi e servizi di pagamento retail di Abi - sono stati compiuti
dei progressi. Rimane però che i 100 euro dell'importo medio delle
transazioni indica che sotto questa soglia gli italiani preferiscono il
contante. Gli istituti bancari si sforzano in tutti i modi di incentivarne
il ricorso, ma c'è ancora molta strada da fare». La crescita
delle sofferenze, pari al 5% sulle revolving, è un ostacolo? «È
un problema limitato - ribatte Zollo – legato alle revolving, che
sono uno strumento di credito e non di pagamento: quelle attive sono solo
4 milioni, il 33% di quelle emesse ».
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