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MICHELE BOCCI
FIRENZE - Era in ferie, all´estero con il telefono staccato ma dovrà
risarcire il danno per l´errore di diagnosi della sua sostituta
che ha portato alla morte di una bambina di 10 anni per peritonite nel
2008. La decisione presa martedì dal tribunale di Firenze sta diventando
un caso tra i pediatri e i medici di famiglia italiani. Il giudice, oltre
a condannare per omicidio colposo rispettivamente a 1 anno e a 8 mesi
la dottoressa che sostituiva la titolare della convenzione con l´azienda
sanitaria e un medico di guardia, ha deciso che i responsabili civili
siano tre. Oltre agli imputati del processo penale anche la professionista
che, come prevede la convenzione con la Asl, si è fatta sostituire
per andare in vacanza. Dovranno versare un anticipo di risarcimento altissimo
ai familiari della bambina, quasi 3 milioni di euro.
«La sentenza appare poco logica, oltre che del tutto inedita»,
dice il presidente dell´ordine dei medici di Firenze, Antonio Panti.
«Ovviamente bisogna vedere le carte ma la responsabilità
nella scelta del professionista da cui farsi sostituire ha senso solo
quando c´è una gerarchia di medici, ad esempio in un reparto.
Nel caso dei convenzionati (dottori di famiglia e pediatri, ndr) il sostituto
è alla pari, un laureato in medicina». Giuseppe Mele, presidente
della Fimp, il sindacato dei pediatri dice: «Esprimo solidarietà
alla famiglia che ha perso la bambina. Però ogni professionista
deve rispondere solo per i suoi atti medici. La colpa è solo soggettiva,
non può essere oggettiva. E quando lo fosse toccherebbe al servizio
sanitario nazionale pagare, tutelando la collega. Solleveremo un problema
al ministero e alle strutture competenti perché in questo vediamo
un trattamento di disparità. Del resto quando il pediatra non trova
da solo un sostituto glielo deve reperire la Asl».
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