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Dal 2015 salirà con la speranza di vita. Risparmio di 87 miliardi
Il dossier
Al posto delle quote scatti triennali ognuno dei quali aumenta l´età
di tre mesi
L´innalzamento è l´effetto congiunto della manovra
e del provvedimento Tremonti-Sacconi
ROBERTO PETRINI
ROMA - E´ una riforma vera e morde parecchio. L´intervento
praticato sulle pensioni dal governo Berlusconi ha dimensioni molto più
vaste di quanto fino ad oggi si è immaginato: i risparmi in 39
anni, dal 2011 al 2050, saranno di 86,9 miliardi, pari al 3,55 per cento
del Pil. Milioni di italiani, lavoratori dipendenti ed autonomi, dovranno
trattenere il fiato ed attendere a regime fino a cinque anni in più
per andare in pensione di anzianità e in pensione di vecchiaia.
Per la prima volta si interviene sull´innalzamento dell´età
di vecchiaia che, nel 2050, arriverà alla soglia dei 70 anni (per
la precisione 69 anni e 4 mesi per gli uomini nell´anno 2050). Già
dal 2015 si vedranno i primi effetti: la pensione di vecchiaia che siamo
abituati a considerare come un capolinea fisso alla soglia dei 65 anni
si sposterà, per effetto delle nuove norme, a 66 anni e tre mesi.
Il rapporto elaborato in sede tecnica dal governo, e che "Repubblica"
è in grado di anticipare, tiene conto dei due pilastri della riforma
delle pensioni in atto: il primo è contenuto nel decretone della
manovra in discussione al Senato; il secondo è il regolamento Sacconi-Tremonti
firmato nei giorni scorsi in attuazione della legge del 3 agosto del 2009
e composto da sette commi. Il decretone, come è noto, prevede che
coloro che matureranno i requisiti di anzianità e vecchiaia dal
1° gennaio del 2011 dovranno attendere, per via della nuova finestra
«a scorrimento», dodici mesi (se dipendenti) e diciotto mesi
(se autonomi) e già questa misura allunga la strada per il ritiro
dal lavoro. Ma la parte più importante della riforma è quella
del «regolamento» Sacconi-Tremonti, firmato nei giorni di
polemica più accesa sulla manovra all´interno dell´esecutivo:
con questa normativa si annulla di fatto il sistema della quote attualmente
in vigore e si passa ad un sistema che innalza gradualmente l´età
anagrafica di pensionamento in vecchiaia e anzianità in relazione
all´allungamento medio della speranza di vita calcolato dall´Istat.
In base a questo nuovo meccanismo dal 1° gennaio del 2016 l´elevazione
dell´età avverrà con cadenza triennale, con uno «scatto»
di tre mesi alla volta .
La celebre «gobba» pensionistica, che come è noto avrebbe
raggiunto il picco tra il 2030 e il 2040, viene notevolmente piallata
(come si vede dal grafico pubblicato in questa pagina).
La riforma tuttavia, se dimostra di essere pesantemente «strutturale»
e forse sarà apprezzata in Europa e dai mercati, non sarà
indolore per i cittadini e comporterà un sacrificio non indifferente.
Chi ha cominciato a lavorare vent´anni fa, e andrà in pensione
intorno al 2031, dovrà aspettare - parliamo degli uomini - fino
a 68 anni per ottenere la pensione di vecchiaia (tre in più rispetto
alle regole attuali) e fino a 65 anni per andare in pensione di anzianità
(quattro anni in più). Per i giovani appena assunti, invece, con
il pensionamento al 2050, ci vorranno, come accennato, 69 anni e 4 mesi
per la vecchiaia e 66 anni e 4 mesi per l´anzianità: cinque
anni in più rispetto ad oggi.
Ma la riforma riguarda anche chi è prossimo sia alla pensione di
vecchiaia che a quella di anzianità. Dopo che per quattro anni
(dal 2011 al 2015), sia vecchiaia che anzianità slitteranno per
un anno, nel 2015 entrerà in vigore per la prima volta la Sacconi-Tremonti
che sposterà - in base ai calcoli attuariali contenuti nel documento
- l´età di pensione di vecchiaia dai 65 attuali ai 66 e tre
mesi previsti dalla nuova normativa, mentre l´anzianità scatterà
dagli attuali 61 anni minimi previsti dalle «quote» a 63 anni
e tre mesi. Anche per le donne, lavoratrici dipendenti private, è
prevista una cura analoga: nel 2050 andranno in pensione di vecchiaia
a 64 anni e 5 mesi e già dal 2015 dovranno attendere i 61 anni
e tre mesi.
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