5 gennaio 2007
 

Ospedali senza igiene, si muore 7000 vittime l´anno per infezioni

Mancato rispetto delle regole. Sotto accusa medici e infermieri

Studio nazionale dello Spallanzani. E 7 su 100 s´ammalano in corsia
Casi evitabili con semplici gesti. In venti anni nulla è cambiato
L´uso eccessivo degli antibiotici crea ceppi di batteri resistenti

ELENA DUSI

ROMA - Le infezioni ospedaliere in Italia provocano ogni anno tra i 4.500 e i 7mila decessi: un numero di vittime perfino superiore a quello degli incidenti stradali. E le ultime analisi del comportamento di medici e infermieri - tra le altre, quella pubblicata sull´International journal of infectious diseases nel 2005 - rivelano che solo 4 su 10 si lavano correttamente le mani prima di visitare o intervenire su un paziente. «Può sembrare incredibile, eppure è così», ammette Antonio Cassone, direttore del dipartimento di malattie infettive dell´Istituto superiore di sanità. «In medicina oggi sappiamo eseguire interventi incredibilmente complessi, usiamo tecnologie inimmaginabili. Eppure non riusciamo a lavarci le mani come si deve». E anche le più elementari regole igieniche spesso non vengono rispettate, come dimostra la serie di foto scattate da Repubblica attorno agli ospedali di 4 grandi città.
Una circolare del ministero della Sanità nel 1985 raccomandava l´istituzione di un Comitato di lotta contro le infezioni in ogni ospedale. Eppure nel 2002 una struttura su 10 ne era ancora sprovvista, rivela lo studio Inf Nos 2 dell´Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma. «Applicando le normali procedure d´igiene riusciremmo a ridurre di un terzo le infezioni» rivela il direttore scientifico Giuseppe Ippolito. Lavarsi le mani, ma anche indossare guanti, pulire bene la pelle dei pazienti prima di inserire dei cateteri venosi o urinari e ridurre al massimo il loro tempo di applicazione. Gli anglosassoni, che hanno l´abitudine di visitare in giacca e senza camice, puntano il dito anche contro la cravatta, crogiolo di microbi. Queste normali raccomandazioni possono salvare la vita a 2mila pazienti l´anno. Uno studio del New England Journal of Medicine appena uscito ha rivelato che un rigoroso lavaggio delle mani, l´uso di maschere e guanti in alcuni reparti di rianimazione del Michigan è bastato a ridurre il tasso di infezioni del 66% in 18 mesi.
Nella lista nera dei portatori di microbi, i medici surclassano gli infermieri. Secondo i dati raccolti nel 2005 dal Centro gestione del rischio clinico della Regione Toscana, il 79% dei medici non eseguiva correttamente le procedure di pulizia delle mani prima di visitare un paziente, contro il 68% degli infermieri e il 50% dei giovani dottori in formazione. «Oggi non c´è grande differenza da quello che succedeva a metà dell´800 - spiega Ippolito - quando il medico Semmelweiss scoprì che erano proprio i suoi colleghi a diffondere la febbre puerperale non lavandosi le mani. La situazione rimane grave ancor oggi e da alcune rilevazioni sembra che ad applicare le regole dell´igiene meno di tutti siano proprio i medici».
Ad aggravare l´impatto delle infezioni ospedaliere c´è il fenomeno della farmaco-resistenza. Per combattere i batteri si utilizzano antibiotici. E a poco a poco in un ambiente così ristretto come il reparto la selezione darwiniana fa sviluppare i ceppi di microbi più robusti. «Cancellare gli agenti patogeni dagli ospedali non è realistico - precisa Cassone - ma trovare armi più efficienti per combatterli non sarebbe difficile. I mezzi esistono. Il problema è che non sono ancora diffusi in tutte le strutture sanitarie. Un laboratorio d´analisi ben organizzato, per esempio, è in grado d´individuare in poche ore il microrganismo responsabile di un´infezione, suggerendo al medico la terapia più efficace. Contro i batteri molto virulenti, sono poi allo studio dei vaccini preventivi». Un terzo delle infezioni ospedaliere è facilmente evitabile; eppure dal 1983 a oggi il tasso dei pazienti colpiti è rimasto stabile: era il 6,8% allora ed è il 6,7% oggi.


Gaetano Privitera, professore di Igiene a Pisa: un corso di formazione in Toscana per insegnare a medici e infermieri a lavarsi

"Operazione mani pulite: così si fa prevenzione"

"A ciascuno abbiamo consegnato un gel idroalcolico per disinfettarsi"
Il piano sanitario del 1998-2000 aveva l´obiettivo di ridurre di un quarto le infezioni

ROMA - «Con la campagna "Mani Pulite", nel 2005 siamo riusciti a migliorare di molto lo standard di igiene in cinque ospedali e in una struttura privata della Toscana» racconta Gaetano Privitera, professore di igiene all´università di Pisa e membro del consiglio direttivo della Società italiana per la prevenzione delle infezioni ospedaliere.
Cos´è la campagna "Mani Pulite"?
«Un´iniziativa promossa dalla Regione Toscana per promuovere l´igiene delle mani. Abbiamo organizzato un corso di formazione per medici e infermieri. Poi abbiamo consegnato a ciascuno un gel idroalcolico per disinfettarsi ogni volta che dovevano visitare un paziente o applicargli una medicazione. È stata condotta una campagna informativa per i pazienti e i parenti. La frequenza con cui il personale si lavava le mani è cresciuta del 25%».
Ma spesso si vedono anche medici e infermieri che camminano per strada con gli zoccoli.
«Non è il comportamento più appropriato, ma neanche il problema principale: i batteri non saltano dai piedi fino al letto del paziente. L´igiene delle mani è senz´altro più importante».
Perché è tanto difficile convincere il personale degli ospedali ad adottare questa buona abitudine?
«Mancano sia una formazione specifica che controlli effettivi. Esistono linee guida e raccomandazioni, ma spesso la loro applicazione è lasciata alla responsabilità individuale. Il piano sanitario nazionale del 1998-2000 si è posto come obiettivo la riduzione del 25 per cento delle infezioni ospedaliere. Ma questo proposito non ha avuto alcun effetto concreto, e le dimensioni del problema sono rimaste costanti negli anni. Solo oggi le Regioni si stanno coordinando per definire un metodo standard per classificare e contare con precisione il numero delle infezioni ospedaliere».
Il gel idroalcolico al posto del sapone può semplificare il lavaggio delle mani?
«È più comodo da applicare. Va strofinato sulle mani e le disinfetta senza bisogno di risciacquarle. Può essere usato anche se il lavandino non è vicino. Il medico o l´infermiere lo tengono in tasca o nel carrello delle visite e quando sono accanto al letto del paziente lo usano. Non servono più di trenta secondi. Si tratta di un intervento a basso costo e di grande efficacia».
Possiamo aspettarci un calo delle infezioni in futuro?
«L´igiene delle mani è solo una parte del problema. Il rischio di infezioni non può essere eliminato del tutto, anche con le migliori pratiche. E non possiamo dimenticare che la medicina di oggi prevede interventi più complessi e invasivi rispetto a vent´anni fa. Oggi usiamo misure terapeutiche anche molto forti su pazienti anziani e fragili. Tutto questo non può essere indenne da rischi». (e.d.)

 

ASSINFORM Srl -