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| 31 luglio 2010 |
| Abbassate quei costi di Paola Valentini previdenza Covip e Banca d'Italia chiedono maggiore concorrenza tra i fondi pensione per ridurre le commissioni. Perché i prodotti più gettonati sono ancora quelli più salati. Merito di aggressive reti di vendita. Eppure differenze dell'1% tagliano l'assegno anche del 20% A lanciare l'allarme sono stati
sia la Banca d'Italia sia la Covip. I fondi pensione costano troppo. Non
solo. I lavoratori scelgono quelli più cari, come le polizze previdenziali
(i piani individuali pensionistici, pip), le uniche che continuano ad
aumentare iscritti e masse in gestione con tassi di crescita a doppia
cifra, nonostante i costi di questi prodotti oggi arrivano a superare
anche il 3% l'anno e senza nemmeno beneficiare del contributo del datore
di lavoro. I pip sono collocati infatti soprattutto dalle reti di promotori,
ben motivate a vendere questi prodotti grazie a commissioni elevate a
fronte di una consulenza che non sempre è all'altezza. Eppure il
capitolo commissioni è fondamentale nel determinare la rendita
finale. «Gli oneri di gestione gravanti sugli iscritti possono incidere
in misura rilevante sulle risorse disponibili al momento del pensionamento»,
scrive il governatore di Banca d'Italia Mario Draghi nella sua ultima
relazione. «Basti dire che su orizzonti temporali lunghi, differenze
di un punto percentuale producono significativi effetti negativi sulla
prestazione finale: anche dell'ordine del 20%», rincara il presidente
Covip Antonio Finocchiaro. Non è poco, visto che oggi il ruolo
della previdenza integrativa è sempre più importante. La
riforma delle pensioni pubbliche, varata nei giorni scorsi, costringerà
i lavoratori a restare in attività più a lungo e quindi
ad accumulare più contributi. Ma la pensione di Stato è
destinata a ridursi per diversi motivi, primo fra tutti il passaggio al
modello contributivo al posto del retributivo. C'è da aggiungere
che i lavoratori giovani oggi hanno una carriera sempre più frammentata
e che parte in ritardo. Quindi diminuisce rispetto al passato, a parità
di età, il periodo di contribuzione dei nuovi lavoratori. Conferma
Banca d'Italia: «Il rischio che il risparmio previdenziale risulti
insufficiente a finanziare livelli di consumo adeguati negli anni del
pensionamento è particolarmente elevato tra i lavoratori, soprattutto
quelli più giovani, che subiranno una forte riduzione della pensione
pubblica». Secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato,
un lavoratore dipendente privato che nel 2010 avrebbe ottenuto una pensione
pari al 70% dell'ultima retribuzione, nel 2040 riceverebbe poco sopra
il 50%. La pensione di scorta diventa quindi una necessità. Ma
gli iscritti alla previdenza complementare sono oggi poco più del
20% di tutti i dipendenti e autonomi. «Oltre alla difficoltà
dei lavoratori con minor reddito ad accrescere il proprio risparmio o
a destinarne una parte a una forma di ricchezza poco liquida quale quella
previdenziale», dice Banca d'Italia, per favorire l'adesione ai
fondi pensione, «sarebbe altresì importante favorire il contenimento
degli oneri di gestione gravanti sui sottoscrittori, stimolando la concorrenza
fra le diverse forme di previdenza complementare». E la Covip è
pronta a intervenire per limitare i costi: «Esistono ancora cospicui
margini di riduzione. La Covip intende farsi parte attiva in materia»,
dice Finocchiaro. Per aiutare i lavoratori nella scelta del fondo pensione
Milano Finanza ha analizzato quali sono le linee più care in assoluto
sulla base degli Indicatori sintetici di costo (Isc) che la Covip ha messo
a disposizione per tutti i prodotti autorizzati, ovvero fondi aperti,
negoziali e polizze previdenziali (pip). E nelle tabelle sono riportati
i prodotti più cari e i più economici per ogni categoria.
Gli Isc esaminati sono quelli relativi alle note informative depositate
in Covip entro il 31 maggio scorso e quindi tengono conto dell'attività
svolta nel 2009. L'indicatore viene calcolato in base a un'ipotesi di
permanenza nel fondo di 2, 5, 10 o 35 anni, con un versamento di 2.500
euro e un rendimento del 4% annuo; e comprende costo di iscrizione, spese
annue di gestione e altri oneri, con l'eccezione delle eventuali commissioni
di incentivo. Un numero, in ogni caso, quello dell'Isc, da non sottovalutare.
Perché misura la riduzione del rendimento percentuale annuo a fronte
dei costi gravanti sul sottoscrittore. Come ricorda la formula imposta
dalla Covip nelle note informative: «Un Isc dello 0,5% riduce in
35 anni la prestazione finale di circa il 10%. Mentre un indicatore dell'1%
taglia l'assegno del 20%». Quindi un costo intorno al 2%, come quello
presentato da alcune polizze pip o fondi, si traduce in un 40% in meno
della pensione. E un 3% addirittura in un meno 60%. Ecco perché,
nella scelta del fondo pensione, conviene considerare anche il fattore
costo, accanto alle performance che nel 2009 hanno permesso di recuperare
quasi tutte le perdite del terribile 2008. Ma nel primo semestre di quest'anno,
i risultati dei fondi hanno rallentato il passo (+0,6% i negoziali, +0,1%
gli aperti, +0,3% i Pip unit linked) e sono stati battuti dal Tfr (+1,3%). Anche alcuni fondi pensione aperti sono lontani da quella regola dell'1% che è prassi nella previdenza anglosassone. Anche in questo caso i prodotti più costosi sono quelli azionari. Il più caro a 10 anni, con un Isc del 2,54%, è il comparto azionario del fondo Helvetia Domani di Helvetia Vita. In vetta alla classifica dei costi a 35 anni, con un Isc del 2,27%, c'è la linea azionaria del fondo pensione aperto Zed Omnifund di Zurich Life Insurance. Più contenuto è il profilo commissionale dei negoziali, che forti del loro potere contrattuale, riescono a spuntare costi inferiori con i gestori. La linea più cara a 10 anni è la Prevalentemente azionaria di Previvolo (1%). Mentre sui 35 anni spicca la linea garantita di Pegaso (dipendenti delle utility) con lo 0,56%. Tra i chiusi meno cari figura Monetario Plus di Cometa (0,18%), non a caso un prodotto di liquidità e quindi meno costoso. Il comparto dei metalmeccanici è il meno caro anche sui 35 anni (0,09%). Tra gli aperti la linea più economica è la Premium tfr del fondo Conto previdenza di Fondiaria-Sai che ha un Isc dello 0,18% a 10 anni e dello 0,15% a 35 anni, ma prevede una commissione di incentivo non inclusa nell'indicatore. Anche sul fronte delle polizze previdenziali, le linee che fanno pagare meno costi sono quelle meno esposte alle borse. (riproduzione riservata) |