8 febbraio 2010

Class action, attenzione a valutare l'identità dei soggetti

La class action, nata per tutelare (e risarcire) i cittadini che abbiano subito un danno da una condotta plurioffensiva di un'impresa, da poco introdotta nel nostro paese, rischia di avere un'applicazione controversa.

Il nuovo testo dell'art. 140-bis del Codice del Consumo ha tolto alle associazioni dei consumatori, l'esclusività nel promuovere l'azione, che oramai potrà essere proposta anche dal singolo cittadino.

Il timore è che la nuova azione di classe venga utilizzata con eccessiva disinvoltura, dimenticando i rischi per i singoli consumatori i quali potrebbero incorrere in una condanna alle spese, nel caso in cui l'azione si dimostri palesemente infondata.

Si discute anche su quali siano davvero i diritti tutelabili: «la nuova disciplina», spiega Pierfrancesco Bartolomucci, docente di Diritto privato dell'Università di RomaTre, «delimita in termini molto chiari e rigorosi i diritti tutelabili con l'azione di classe.

A parte la previsione espressa di irretroattività della legge, per cui l'azione di classe è proponibile solo per gli illeciti compiuti successivamente all'entrata in vigore del nuovo testo (16 agosto 2009), assume fondamentale importanza il comma 6 dell'art. 140 bis, dove si prevede che il giudice dichiara inammissibile la domanda, tra l'altro, quando non ravvisa l'identità dei diritti individuali di cui i consumatori chiedono tutela.

Ecco allora che i diritti derivanti da un contratto con l'impresa, i diritti derivanti dall'uso di un prodotto difettoso, e i diritti derivanti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali, contemplati espressamente dal comma 2 dell'art. 140-bis, saranno tutelabili solo ove si presentino identici per tutti i consumatori, ovvero, stando alla lettera della legge, presentino tutti le stesse questioni di fatto e di diritto».

Questa limitazione sembra così restringere notevolmente l'ambito di applicazione dell'azione di classe, sì da renderne dubbia l'ammissibilità rispetto a situazioni in cui i diritti dei consumatori presentino questioni individuali diverse tra loro, come, in ipotesi di danni da prodotto difettoso, in tema di nesso di causalità tra evento e danno.

Secondo Bartolomucci, infatti, «la necessaria condizione dell'identità dei diritti, unitamente alla previsione di una sentenza di condanna definitiva, quale sbocco naturale dell'azione di classe, rende problematico ipotizzare l'ammissibilità di un'azione di classe di mero accertamento della responsabilità dell'impresa».

È pertanto opportuno valutare attentamente l'ammissibilità dell'azione, nella speranza che le prime esperienze applicative indichino i più opportuni miglioramenti da apportare all'attuale testo di legge.

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