3 luglio 2008

E la polizza fa il check-up al medico

CAMILLA GAIASCHI
Malasanità che trovi, assicuratore che scappa. Già nel «rione Sanità» all’italiana c’è la voragine dei conti dell’assistenza pubblica (Regione Lazio in testa). Ci sono strutture fatiscenti, come denuncia Giuseppe Rotelli, presidente del Gruppo Ospedaliero San Donato («il 60% degli ospedali italiani è stato costruito prima della Seconda Guerra Mondiale»), proponendo un progetto di sistema ospedaliero basato sul project financing e la collaborazione tra pubblico e privato. «Niente di inedito - ammette - ma oggi spero ci siano le condizioni».
Ma non c’è solo l’hardware da rivedere. Anzi, il problema più grosso sta nel software del sistema, su cui pesano gli scandali più clamorosi (vedi la clinica Santa Rita di Milano) ma anche la cronaca minuta, di piccole e grandi disfunzioni o distrazioni che costano anche in termini economici. Il risultato? Pochi lo sanno, ma cala a vista d’occhio il numero delle compagnie assicurative intenzionate a stipulare polizze con cliniche e Asl. «Da quattro o cinque anni - spiega Maurizio Belloni, direttore generale di Rva Rasini Viganò, società di brokeraggio assicurativo e consulenza del rischio - è sempre più difficile trovare assicuratori italiani disposti a investire nel settore sanitario».
E per due buone ragioni. La prima ha a che fare con l’aumento dei sinistri, su cui la stampa in questi ultimi anni ha generosamente puntato i riflettori: «In questo caso il rischio per l’assicuratore è di ritrovarsi con un flusso di cassa negativo, per il semplice motivo che la cifra complessiva sborsata per coprire gli incidenti è superiore da quella riscossa con i premi». Come dire: l’equazione tanti sinistri uguale tanti premi non funziona più. E se non funziona più, meglio stringere la cintura. La seconda ragione ha invece a che fare con la concorrenza degli assicuratori stranieri, per esempio britannici, disposti a scendere sul prezzo dei premi e di conseguenza ben più competitivi di quelli italiani. Morale: «Gli assicuratori - precisa Belloni - non sono più in grado di coprire i rischi a fronte di premi contenuti».
E questo nonostante i dati dicano che la spesa della sanità per assicurazione contro il rischio aumenta ogni anno del 20%. A fronte, però, replicano i broker, di una crescita esponenziale delle denunce: aumentate del 200% in dieci anni, dalle 9.484 nel 1995 alle 28.500 nel 2005. Mentre le richieste di risarcimento danni passano da 1.621 nel 1999 a 2.040 nel 2007 per la sola Lombardia. Insomma, la salute è davvero un rischio...
«Era già successo una decina di anni fa con le cartiere - continua Belloni - gli assicuratori se ne erano allontanati per i troppi incendi per poi tornare indietro a fronte di un calo degli incidenti. Oggi lo stesso problema si ripete con il comparto sanitario». E così, per cercare rimedio, si rovesciano i ruoli: il paziente è l’ospedale. Il check-up, invece, lo fa il broker. «Quello che intendiamo fare - spiega Belloni - è uno studio della struttura ospedaliera in questione, per capire quali sono i settori più a rischio per poi mettere a punto delle polizze su misura». È un passo importante, ma solo un primo passo. L’obiettivo vero è la compressione dei costi dovuti agli errori sanitari che pesano nel bilancio di un’azienda sanitaria per il 10% circa, se si tiene conto degli esami aggiuntivi, le complicazioni e i tempi di extra-degenza. Senza dimenticare i casi più gravi - e per fortuna più rari - di scambi di pazienti.
Anche qui, come nel caso del project financing, la soluzione sembra poter nascere dal gioco di squadra, ovvero dalla condivisione delle competenze. Il primo risultato è hSafety, un software frutto della collaborazione tra Postecom (società del gruppo Poste Italiane), Rva Rasini Viganò, Innovation, società di consulenza informatica, la Fondazione Cerba (Centro europeo di ricerca biomedica avanzata), Ieo (Istituto europeo di oncologia) e il Centro cardiologico Monzino. HSafety, in fase di sperimentazione, è un application server provider in grado non solo di individuare ma, novità per l’Italia, di prevenire il rischio clinico. Il sistema, programmato sulla base del check-up della struttura ospedaliera, è in grado di segnalare al personale (medici e infermieri) le situazioni di rischio via cellulare, palmare o con un semplice cicalino.
Cerba, Ieo e Centro Monzino hanno recentemente dato il via alla sperimentazione per la chemioterapia, il pronto soccorso e la chirurgia. Il bilancio, per strutture che già oggi si affidano a un consulente del rischio, indica una compressione dei costi del 20-30%, con parallelo taglio dei premi. Dopo i test così soddisfacenti, da settembre il prodotto entrerà sul mercato. Anche così, con una task force di specialisti dell’information technology, della consulenza del rischio e di strutture ospedaliere di punta si può rimediare alla malasanità.
«È necessario operare un cambiamento culturale - conclude Leonardo La Pietra, direttore sanitario dell’Ieo - non aspettare che avvenga la tragedia prima di intervenire». Lavorare a monte, quindi: «Da anni operiamo la prevenzione del rischio. A volte bastano gesti semplici, come quello di contare lo strumentario prima di operare o controllare l’identità del paziente. L’obiettivo è quello di far sì che il paziente non corra rischi al contatto con l’azienda sanitaria. Il sistema hSafety non potrà che aiutarci a diminuire ulteriormente la possibilità d’insorgenza del rischio».

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