| «Class action, non
fate errori»
ROMA —
«La Class Action rompe il superpotere dei produttori a vantaggio
di chi compra, una rivoluzione che porterà più qualità
e più sicurezza». Ralph Nader, 73 anni, avvocato di origini
libanesi e profeta indiscusso delle cause collettive negli Stati Uniti,
avverte però che i tribunali non possono risolvere tutto.
Perché la Class Action è arrivata in Europa così
in ritardo?
«Gli Usa hanno una tradizione diversa per la giustizia, che viene
scritta dai tribunali (Common law) e non dai partiti come avviene, per
esempio, in Italia» .
I settori in Italia più a rischio di azione collettiva?
«Le telecomunicazioni, le assicurazioni, le banche, l'energia elettrica,
i contratti prestampati con clausole vessatorie».
Le aziende italiane temono la Class Action per i tempi lunghi della giustizia...
«Posso capire, in Italia anche le cause più semplici subiscono
ritardi inaccettabili. Negli Usa ci sono dei tribunali specializzati,
per somme piccole, dove non occorre nemmeno un avvocato. La vostra legge
dovrebbe prevedere un rito abbreviato ».
In Europa e in Italia si pensa che anche gli Usa stiano ripensando il
modello delle Class action perché alla fine chi si arricchisce
è l'avvocato...
«Non vedo perché si deve accusare un avvocato di farsi pagare
se vince una causa e non le aziende farmaceutiche che vendono le medicine
a caro prezzo. In ogni caso negli Usa le parcelle le decide il giudice
».
Ma gli avvocati sono diventati miliardari!
«In alcuni casi è vero. Lo studio legale contro la Enron
ha incassato l'8% su 7 miliardi. Però l'avvocato si assume il rischio
della causa che può anche perdere. Senza contare che in molti casi
il giudice stabilisce alti compensi proprio per evitare che le compagnie
corrompano i legali della controparte».
Le associazioni dei consumatori, indipendenti o collegate ai sindacati?
«Il rapporto col sindacato è utile, eccetto i casi in cui
gli interessi dei consumatori entrino in conflitto con quelli dei lavoratori.
Il principio è essere indipendenti dal governo ».
Dia un consiglio ai consumatori italiani.
«Primo: creare dei meccanismi per facilitare l'aggregazione dei
consumatori per avere maggior forza negoziale. Secondo: le prime cause
collettive devono essere a prova di bomba, non si può rischiare
di perderle. Terzo: colpire tutti i settori, dimostrare che non ci sono
zone franche».
Lei è stato consacrato dal «Times » come uno dei cento
uomini più potenti al mondo. Ma come politico è stato un
fiasco.
«Il mio movimento è stato costretto a scendere in politica
perché il Congresso ci ha difeso sempre meno, influenzato dai produttori.
E poi in America vince la dittatura del bipolarismo. Il partito democratico
mi ha fatto 22 cause per fermarmi. Credo che la nostra sia una democrazia
effimera, ci vorrebbe un sistema proporzionale».
Roberto Bagnoli
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