23 giugno 2009

Sulle strade un terzo di morti in meno

Il calo negli ultimi 8 anni, ma l’Italia è in fondo alla classifica dell’Ue

DAL NOSTRO INVIATO

BRUXELLES — In Italia la situazione della sicurezza stradale resta preoccupante, ma si sta riducendo progressi­vamente il rischio di incappa­re in gravi incidenti stradali con conseguenze mortali. Se­condo un’indagine condotta dal Consiglio europeo per la sicurezza dei trasporti (Etsc), un organismo indipendente consulente della Commissio­ne europea e dell’Europarla­m ento, nel periodo 2001-2008 sulle strade italia­ne è stata registrata una disce­sa del 33% passando dagli ini­ziali 7.096 morti ai 5.131 del 2007 e alla stima di 4.739 del 2008. L’Italia viene così collo­cata nella fascia media tra i 29 Paesi europei (i 27 mem­bri dell’Ue più Svizzera e Nor­vegia) impegnati a contrasta­re questo pericolo quotidia­no, che provoca conseguenze drammatiche a molte decine di migliaia di famiglie euro­pee ogni anno.

Tra i grandi Paesi dell’Ue l’Italia è quello con più alto numero di decessi causati da incidenti stradali e viene su­perata solo dalla Polonia. Inol­tre, negli ultimi dieci anni sul­le strade italiane l’attenzione ai pericoli specifici per i bam­bini ha prodotto una riduzio­ne della mortalità solo del­l’ 1,8% contro il -14,9% in Por­togallo, -10,3% in Francia, -10,1% in Svizzera, -9,9% in Belgio e -8,4% in Germania. Il numero dei decessi in questa fascia d’età per incidenti stra­dali resta comunque contenu­to nel 2007 a 95 (contro 164 in Francia, 156 nella solita Po­lonia, 111 in Germania). La Svezia è uno dei Paesi citati come esempio di attenzione alla sicurezza sulle strade per la popolazione tra 0 e 14 an­ni. Ha attuato programmi spe­cifici di prevenzione, che han­no consentito di ridurre a 10 unità nel 2007 il numero di decessi di bambini (su 1.240 nei 29 Stati considerati).

Le maggiori riduzioni della mortalità stradale generale nel periodo 2001-2008 le han­no ottenute Lussemburgo (-49%), Francia (-48%), Porto­gallo (-47%), Spagna (-44%) e Belgio (-38%). Nella fascia media con l’Italia si trova la Germania (-36%). Sugli stessi livelli di miglioramento si at­testano Svizzera (-34%), Irlan­da (-32%), Olanda (-31%), Au­stria (-29%) e Svezia (-28), che partivano da livelli di mortalità abbastanza conte­nuti. Tra tutti i 29 Paesi esami­nati dall’indagine Etsc, i de­cessi causati da incidenti stra­dali nel periodo 2001-2008 so­no aumentati solo in Bulgaria (+5%) e in Romania (+25%). Complessivamente in Europa continua a verificarsi un’eca­tombe con 39 mila decessi nel 2008, pur ridottasi del 28% rispetto ai 54.400 morti del 2001. L’Unione europea prevede di non raggiungere nel 2010 l’obiettivo prefissato di 27 mila morti annui sulle strade, che ora slitta al 2017 perché è stata conseguita una riduzione media del 4,4% an­nuo invece dell’auspicato -7,4%. La buona contrazione della mortalità stradale tra il 2007 e il 2008 (-8,5%) non è considerata indicativa di una accelerazione della tendenza virtuosa. Gli esperti del Etsc la attribuiscono alla crisi eco­nomica e all’alto prezzo dei carburanti, che avrebbero concorso a ridurre il traffico sulle strade europee abbas­sando contemporaneamente i rischi di incidenti.

In termini assoluti, se si esclude la piccola isola di Mal­ta, le strade della Svezia, del­l’Olanda e della Gran Breta­gna restano le meno pericolo­se per gli automobilisti e per i pedoni di ogni età. Massima attenzione e prudenza è con­sigliata quando si va nell’Eu­ropa dell’Est. Con 5.437 morti nel 2008 la Polonia supera perfino l’Italia in questo pri­mato negativo e distanzia no­tevolmente anche la Germa­nia (4.467 morti), la Francia (4.275) e la Gran Bretagna (2.718). Oltre tremila morti sono stati registrati l’anno scorso in Romania.

Ivo Caizzi

«Rimane molto da fare Per pedoni e moto»

MILANO — Quanto a incidenti e mortalità «l’Europa viaggia a due velocità». Lo dice Giordano Biserni presidente di Asaps, l’associazione costituita da appartenenti alla Polizia Stradale che dal 1991 si occupa di sicurezza sulle strade. «Francia, Spagna e Inghilterra hanno intrapreso dure politiche di contrasto nei confronti di chi guida sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti. Ma l’ingresso nella Ue di paesi come Romania e Bulgaria con un alto tasso di mortalità sulle strade, ha rallentato la positività del dato. Ecco perché difficilmente verrà raggiunto l’obiettivo fissato nel 2001».

In Italia il numero dei morti sulle strade è diminuito del 30% ma le vittime sono ancora troppe.

«In teoria possiamo raggiungere l’obiettivo di dimezzare i morti per incidenti stradali. Serve una comunicazione più forte sui rischi della strada, maggiori fondi per i controlli e una politica più seria nei confronti delle due ruote e della sicurezza dei pedoni. Calano i morti in auto ma non quelli in moto o a piedi».

R.Riz.


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