| Scudo La proroga vale altri
10 miliardi
Le
banche «private» ne hanno intercettati 44 dei 95 sanati finora
Scelte di investimento molto caute per i capitali rientrati nel 2009.
Da qui a fine aprile rimpatri soprattutto giuridici
Sono
rientrati soprattutto dalla Svizzera, ma meno della metà dei capitali
è stata condonata con il supporto delle banche . Alle quali, da
una prima stima elaborata dall'Ufficio Studi di Aip (Associazione italiana
private banking), sono andati circa 44 miliardi di euro, dei complessivi
95 provenienti dallo scudo Ter, che in prima battuta si è chiuso
il 15 dicembre scorso. Ora è però in corso la seconda edizione
del provvedimento, aperta fino al 30 aprile.
Secondo le ultime stime di Giacomo Neri, partner di PricewaterhouseCoopers,
la prosecuzione dello scudo vale altri 10 miliardi per il mercato delle
gestioni vip italiane. Nel 2010 la torta del private potrebbe lievitare
dagli attuali 891 fino a 939 miliardi. Un balzo degno di nota, dovuto
almeno per un quinto al rimpatrio di altri capitali fuggiti.
Geografia
Secondo i dati dei private
, quindi meno della metà di quanto rientrato nel 2009 è
andato a specialisti del settore. Il resto è stato appoggiato su
banche generaliste con sportelli distribuiti sul territorio nazionale.
Perché? Secondo Aipb, a differenza dello scudo 2001, con più
della metà delle operazioni concentrate in Lombardia, questa volta,
a far pace fatto con il Fisco sono stati i Paperoni di tutta Italia.
Secondo Bruno Zanaboni, segretario generale di Aipb, a fare da spartiacque
per la scelta dell'intermediario è stato l'importo. I patrimoni
sotto i 200 mila euro sono andati agli istituti retail. I più consistenti
si sono appoggiati a strutture
. Privilegiando, in molti casi, le giudicate più riservate. «Abbiamo
incrementato le masse del 20%», dichiara Andrea Caraceni amministratore
delegato di Cfo Sim (Corporate Family Office) che ha «scudato»
200 milioni, soprattutto per clienti nuovi. Banco di prova per Azimut,
grazie ai servizi della nuova struttura di Wealth Management, la terza
sanatoria si è tradotta in un successo, con circa tremila operazioni
per un miliardo di euro. In ogni caso, osservano da Aipb, è stato
replicato il copione caro ai super ricchi italiani: avere più intermediari.
La maggioranza, infatti, ha aperto un nuovo rapporto, voltando le spalle
alla banca di sempre.
Al momento, non sono stati quantificati con esattezza i rimpatri fisici
e quelli giuridici, cioè quelli che mantengono le attività
all'estero, pagando però le tasse al Fisco italiano. Secondo fonti
svizzere sono rimasti in gestione nelle banche elvetiche dal 30% al 50%
dei capitali sanati. Per il ministero del Tesoro, invece, la maggioranza
dei rimpatri sarebbero effettivi. Fenomeno confermato anche dalle banche.
Tra i big, UniCredit dichiara che dei 4,5 miliardi scudati, i giuridici
sono solo il 5%. Il gruppo Montepaschi, che ha perfezionato oltre quattro
mila operazioni (di cui il 27% per nuovi clienti) per un importo di 2,2
miliardi di euro, dice che solo 200 milioni sono stati sanati in modalità
giuridica. Mentre dei 2,4 miliardi di euro rimpatriati dal Gruppo Banco
Popolare, sono fisici solo 1,7 miliardi.
Attese
Se c'è ancora poca chiarezza sui flussi di denaro rientrati finora,
sembrano, invece, scontate le attese sulla riapertura dei termini. Da
qui al 30 aprile gli esperti si aspettano prevalentemente rimpatri giuridici.
La regolarizzazione riguarderebbe soprattutto immobili, partecipazioni
societarie e operazioni complesse, non concluse in precedenza, per mancanza
di tempo.
Ma dove sono finiti i capitali scudati? Buona parte dei soldi sanati sono
momentaneamente parcheggiati sui conti. « In queste prime settimane
prevale l'atteggiamento d'attesa — dice Antonello Di Mascio, Responsabile
CRM & Progetti Speciali di Intesa Sanpaolo Private Banking che ha
scudato 10 miliardi di euro —. La volatilità dei mercati
nell’ultimo mese e i tassi bassi, suggeriscono cautela». Ma
c'è anche chi la decisione l'ha già presa. Come? Costruendo
portafogli molto conservativi Di preferenza si è optato per gestioni
patrimoniali, obbligazioni societarie e governative.
Spiega Franco Dentella, vice direttore di Banca Aletti, la struttura di
private banking del gruppo Banco popolare: «Abbiamo consigliato
titoli a reddito fisso con scadenze brevi, per essere pronti ad entrare
in Borsa al momento giusto».
Prudenza
I private banker di Banca Aletti orienteranno gli investimenti verso Europa,
Usa e, in minima parte, su India, Cina e Brasile per i buoni tassi di
crescita. «Per i fondi — dice Pietro Giuliani, amministratore
delegato di Azimut — la scelta è caduta su flessibili, con
esposizione azionaria dal 10 al 30%».
Molto gettonati prodotti assicurativi. «La polizza
— fanno osservare da Bipiemme Private Banking Sim — è
stata scelta da chi dispone di patrimoni superiori al milione di euro
e ha problemi successori». Ma non tutti i soldi scudati finiranno
nel risparmio gestito o sui listini.
Una quota significativa dei capitali servirà per rifinanziare le
imprese di famiglia. «Nel Nord Est — aggiunge Di Mascio —
il processo di ricapitalizzazione sembra essere già iniziato».
Nei prossimi mesi si attendono anche consistenti investimenti nel mattone
e qualche opera d'arte.
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