| Grandi
aspettative per la proroga del condono dopo il successo di quello chiuso
a dicembre Il flusso di capitali in rientro dovrebbe continuare fino ad
aprile
WALTER
GALBIATI
Gli addetti ai lavori lo hanno chiamato Scudo
quater. Il quarto condono fiscale dell’era Tremonti che per gli
evasori di tutta Italia dovrebbe bissare il successo di quello chiuso
al 15 dicembre 2009. Si protrarrà fino alla fine di aprile e nelle
stime dovrebbe far rientrare altri 30 miliardi di euro. Nell’edizione
appena chiusa il bottino ha rasentato i 100 miliardi, che con una aliquota
del 5% ha garantito un gettito di quasi cinque miliardi di euro. Una minimanovra
finanziaria tale da soddisfare qualche esigenza di cassa del disastrato
bilancio pubblico italiano. Ora cambia la tassa, chi aderisce entro il
28 febbraio paga un’aliquota del 60% del rendimento presunto (2%
per cinque anni) delle attività rimpatriate o regolarizzate, che
secondo le regole si traduce in un 6% del capitale emerso; per chi invece
lo farà entro il 30 aprile l’aliquota sarà pari al
70%, il che equivale al 7% del capitale emerso.
L’entusiasmo che ha portato al successo del primo scudo dovrebbe
continuare. Anche perché le aliquote, seppure alzate di qualche
punto percentuale, restano davvero basse, più basse di tutte quelle
degli altri scudi lanciati al di qua e al di là dell’Oceano.
E sono state proprio le aliquote a fare la differenza nei numeri. Solo
lo scudo degli Stati Uniti dovrebbe aver raggiunto una cifra superiore
ai cento miliardi di euro, poco più di quella italiana pur di fronte
a un Paese popolato quanto l’intera Europa e con aliquote per niente
accomodanti, visto che il Fisco ha chiesto ai quasi 15mila evasori che
hanno aderito di pagare le tasse previste normalmente, scontando loro
solo le sanzioni dovute. La Francia si è dovuta "accontentare"
di rimpatri per 6 miliardi, il Regno Unito per 2 miliardi di sterline,
l’Olanda per 1,5 miliardi. «Non si può negare che la
manovra varata dal governo italiano sia stata un successo. Il gettito
stimato si parlava di 3,7 miliardi di euro è stato abbondantemente
superato e con il prolungamento dei termini si farà ancora meglio»,
commenta il professor Tommaso Di Tanno, docente di diritto tributario
dell’Università di Siena. Una delle chiavi del successo è
stata la rinnovata capacità dell’amministrazione di confrontarsi
col contribuente. «Da sempre la pubblica amministrazione, ha mostrato
i suoi limiti quando si trattava di instaurare rapporti col contribuente.
In occasione dello scudo invece, non è andata così, in quanto
ha saputo cogliere le esigenze dei contribuenti e rispondere in modo chiaro,
adeguato e veloce», spiega Di Tanno, in genere critico, e spesso
in contrasto, con l’amministrazione.
Un esempio di come siano stati affrontati e risolti i problemi è
la questione degli immobili. «In passato per sanare gli immobili,
era necessario o venderli o conferirli a una società. Di fronte
a queste due soluzioni estreme e alle domande avanzate dai professionisti,
l’Agenzia delle Entrate ha individuato una soluzione adeguata come
quella di conferire gli immobili a una società fiduciaria, di modo
che la proprietà rimanga sempre alla persona fisica e l’anonimato
sia garantito dalla fiduciaria stessa», sostiene Di Tanno.
Non si capisce invece quante risorse siano effettivamente rientrate nel
Paese. Secondo i dati del ministero, il 98% del denaro emerso, circa 93
miliardi, è stato realizzato tramite rimpatri «effettivi»,
tanto fisici quanto giuridici, mentre il rimanente 2% è derivato
dalle regolarizzazioni, lo status previsto per quelle ricchezze rimaste
nei paesi dell’Unione europea, Islanda, Norvegia, o presso uno stato
extracomunitario collaborativo con il fisco italiano. «Il fatto
che non sia stato fornito un dato ufficiale su quanto rimpatriato fisicamente
lascia ragionevolmente presupporre che il ritorno di capitali non debba
essere stato così soddisfacente e che di conseguenza pochi capitali
siano andati a rafforzare le imprese in difficoltà, come auspicato
dal ministero dell’Economia», aggiunge Di Tanno. Anche per
Giovanni Bandera, partner e responsabile del dipartimento fiscale dello
studio Pedersoli & Associati, pochi soldi sono finiti nelle casse
delle aziende in difficoltà. «Gran parte di quanto rientrato
è stato investito in polizze assicurative con contenuto finanziario,
prodotti che permettevano un rimpatrio facile anche per strumenti complicati
come gli hedge fund», sostiene Bandera.
Il flusso dovrebbe continuare fino alla fine di aprile, col nuovo scudo.
«Il contesto internazionale nei confronti dei paradisi fiscali è
cambiato. Le persone hanno capito che si tratta di una ultima chance.
Dopo di che i controlli diventeranno più serrati. Già con
l’estensione dei termini ad aprile, verranno estesi anche i termini
di accertamento che invece di quattro anni saranno pari a otto anni»,
continua Bandera. Il rischio di tenere i capitali all’estero è
sicuramente maggiore, anche perché d’ora in avanti il Fisco
partirà dal presupposto che quei soldi sono comunque frutto di
evasione e spetterà al contribuente dimostrare il contrario.
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