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domenica 26 maggio 2013
 

La Stampa Oggi

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  • Subprime, gli Usa non riescono a provare la truffa

    3logo Sole24Ore

    Marco Valsania

    New York

    È stato il giorno del perdono per Goldman Sachs. La banca da anni vilipesa a accusata da autorità di regolamentazione, politici e opinione pubblica di essere diventata il simbolo dei malanni dell'alta finanza e delle sue crisi, ha ricevuto un salvacondotto dal Dipartimento della Giustizia americano: i procuratori federali, al termine di un anno di indagini assieme all'Fbi sulle truffe legate al mercato ei mutui e dei suoi derivati, ha concluso che non esistono le prove, il cosiddetto “burden of proof”, che permettano di procedere sulla strada di una incriminazione dell'istituto o dei suoi banchieri e trader.

    La presa d'atto dei magistrati chiude forse una vicenda che ha perseguitato Goldman, ma lascia ancora aperto il “processo” pubblico alle responsabilità di tutta Wall Street nella crisi. Inchieste finite in sanzioni o condanne, in realtà, ci sono state: sono scattate multe, Goldman stessa ha pagato una sanzione record da oltre mezzo miliardo alla Sec per una controversa operazione sui derivati battezzata Abacus 2007-AC1. L'accusa fu di aver danneggiato clienti che avevano investito in bond imobiliari: non li aveva avvertiti che lo strumento era stato ceato assieme a John Paulson, re degli hedge fund, per scommesse contraria, cioè di crollo del mercato.

    La giustizia americana, inoltre, ha avuto buon gioco nel perseguire altre truffe della finanza facile, da schemi Ponzi all'indomani della scoperta di Bernard Madoff, a inchieste di insider trading sviluppatesi con lo scandalo dell'hedge fund Galleon. Ben più difficile, però, è stato identificare reati e casi penali scaturiti dalle spericolate manovre e collassi dei mutui subprime. I pochi casi portati sono spesso finiti in un nulla di fatto.

    Nella sua ultima decisione, il Dipartimento ha fatto sapere esplicitamente che «non ci sono basi adeguate, in presenza delle attuali leggi e prove, per perseguire penalmente Goldman Sachs o i suoi dipendenti in relazione alle ipotesi di accuse delineate nel rapporto». Il rapporto menzionato è quello preparato l'anno scorso da una Commissione del Congresso, guidata dal senatore Carl Levin, sulle radici della bufera finanziaria del 2008 e che aveva preso di mira Goldman come protagonista di una cultura di eccessi e conflitti di interesse, che tradiva anche gli interessi dei clienti. Goldman, tuonarono i parlamentari, continuò a guadagnare dal collocamento di titoli garantiti da mutui mentre segretamente li considerava spazzatura. La Commissione aveva anche accusato i vertici di Goldman di aver mentito al Congresso.

    La banca, così, ha ieri tirato un sospiro di sollievo: «Siamo soddisfatti di poterci lasciare alla spalle la vicenda», ha fatto sapere. Tanto più che la scelta del Dipartimento della Giustizia di esonerare Goldman è giunta con una rara presa di posizione ufficiale: normalmente l'archiviazione avviene senza proclami. Ma il governo ha voluto aggiungere, conscio delle polemiche su un passato che ancora scotta, di rimanere in allerta nei confronti di Goldman e non solo: è pronto a riconsiderare la sua posizione davanti a nuove prove. Mantiene inoltre l'assoluta priorità della lotta contro le truffe e della difesa dell'integrità del sistema bancario. E il titolo Goldman, ieri, ha oscillato nervosamente in Borsa.



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