Claudio Tucci
ROMA
L'appuntamento è fissato per lunedì alle ore 14, quando l'aula della Camera riprenderà l'esame del decreto legge sulla spending review.
Sul provvedimento (la discussione generale è stata chiusa il 2 agosto) il Governo quasi sicuramente porrà una nuova questione di fiducia, dopo quella sul decreto Sviluppo, per blindare il testo (come modificato in prima lettura al Senato), nonostante le opposizioni abbiano già annunciato di voler (ri)presentare solo tre emendamenti (due, a firma Lega e Idv, per allargare ulteriormente la platea degli esodati da salvaguardare, e il terzo, solo Idv, per evitare l'acquisto di caccia bombardieri F-35). L'eventuale voto per apporre la questione di fiducia potrebbe esserci già lunedì, mentre il via libera definitivo al decreto dovrebbe arrivare il giorno successivo (per regolamento della Camera infatti salvo accordo tra i gruppi parlamentari, il voto sulla questione di fiducia deve avvenire non prima di 24 ore). Il testo che, salvo sorprese, sarà licenziato dalla Camera in via definitiva (c'era tempo fino al 4 settembre per convertire in legge il decreto) confermerà in toto l'articolato uscito la settimana scorsa da Palazzo Madama. Con l'introduzione, in extremis, del freno al "caro-tasse" per gli studenti universitari meno abbienti (ma in regola con gli studi), la possibilità per il medico di indicare nella ricetta il nome del principio attivo e non del farmaco di marca, e l'aumento dell'addizionale regionale Irpef (da 0,5% a 1,1%) nelle otto regioni in disavanzo sanitario. Una misura quest'ultima che da sola, ha rilevato ieri uno studio Confesercenti, vale circa due miliardi di euro di nuove tasse per 18 milioni di cittadini tra Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia, Calabria, Piemonte e Puglia.
Nato con l'obiettivo iniziale di scongiurare l'incremento delle due aliquote principali dell'Iva del 10% e del 21% (garantendo minori spese per quest'anno pari a 3,7 miliardi, 10,23 per il 2013, e 11,17 miliardi nel 2014), il decreto sulla spending review è stato utilizzato anche per altre finalità. Come, per esempio, la salvaguardia di ulteriori 55mila lavoratori "esodati" (che per lo Stato avranno un costo di 4,1 miliardi di euro nei prossimi sette anni), e si sommeranno al primo contingente di 65mila salvaguardati, per un totale quindi di 120mila lavoratori che non subiranno penalizzazioni dalla stretta pensionistica introdotta a dicembre 2011 dal ministro Elsa Fornero.
Ma sul treno della spending review sono saliti (non c'erano nelle versione iniziale) anche i finanziamenti agevolati (fino a sei miliardi di euro) per fronteggiare il sisma che a maggio ha colpito l'Emilia Romagna, e l'intervento straordinario del ministero dell'Economia per il rafforzamento patrimoniale del Monte Paschi di Siena (3,9 miliardi).
Tuttavia, il cuore del provvedimento resta il pubblico impiego, con gli interventi di riordino delle province, che verranno dimezzate, lo slittamento dei tempi di riduzione degli organici per Viminale, Farnesina e Difesa, e, dal 2013, un taglio di 4,5 miliardi in tre anni per le spese di funzionamento dei dicasteri. Sul fronte invece degli esuberi (secondo le prime stime ce ne sarebbero 11mila nella Pa centrale e altri 13mila negli enti locali) si prevede un esame congiunto con i sindacati. Mentre torna la premialità: se ci saranno risorse prima del rinnovo dei contratti (2015) un dipendente pubblico su 10 potrà avere soldi in più in busta paga. Novità assoluta poi per la scuola: tutti i soldi finora depositati presso le banche private, circa 900 milioni, dovranno confluire, entro il 12 novembre 2012, nella tesoreria statale, in appositi sottoconti infruttiferi. Lo Stato (e cioè Bankitalia) avrà maggiore liquidità, ma le scuole perderanno gli interessi sui tali depositi. Che in molti casi aiutavano l'istituto ad andare avanti.