MILANO
— L’ultimo assist della procura alla Consob è arrivato mercoledì 11 luglio. I curatori fallimentari di Sinergia e Imco insieme al custode giudiziale del 20% di Premafin hanno messo nero su bianco la loro presa di distanze dall’ultima trattativa con Unipol, quella che ha portato a limitare il diritto di recesso spettante ai soci di riferimento.
«Il fallimento di Imco fa presente
che la società fallita è del tutto estranea agli accordi appena menzionati e non è dagli stessi in alcun modo limitata nell’esercizio del suo diritto di recesso, in ordine al quale formula la più ampia riserva di esercizio», si legge in una delle tre lettere recapitate a Consob e Premafin. Dichiarazioni potenzialmente in grado di far scattare l’obbligo di Opa, forse non solo su Premafin, poiché il voto del 20% di Sinergia e Imco è stato determinante nell’assemblea del 12 giugno che ha spianato la strada a Unipol e Fonsai. Tanto è vero che sia il custode che i curatori aggiungono: «Ci rimettiamo alla valutazione di codesta
Commissione in ordine all’eventuale comunicazione della presente». Ma l’authority guidata da Giuseppe Vegas non ha ritenuto che il mercato dovesse sapere tale determinazione di curatore e custode, visto che non ne ha chiesto alcuna pubblicazione. Chissà cosa ne pensano a riguardo i pur pochi risparmiatori che hanno in mano titoli Premafin ma anche quelli, molto più numerosi, di
Fonsai. Con queste lettere in mano potrebbero forse andare in tribunale e chiedere il lancio dell’Opa, una fattispecie che Consob continua a negare in oltre 10 anni di travagliata storia della compagnia, se non a cose fatte quando i buoi sono scappati.
A ben vedere nelle ultime settimane la procura ha cercato di fornire alla Consob più di un pretesto per fermare o perlomeno frenare
l’operazione Unipol. Tra questi la lettera inviata dal pm Luigi Orsi a Vegas in cui chiedeva di verificare i contenuti della perizia di Ernst & Young sul portafoglio della compagnia bolognese, che comprende 5,6 miliardi di titoli strutturati. È chiaro che Consob non ha il dovere di andare a verificare la veridicità delle poste contabili delle società sotto la sua vigilanza, ma la lettera di Orsi
suonava come un campanello d’allarme. E Vegas avrebbe potuto prendere tempo e approfondire finché il nodo non si fosse sciolto. Ma così facendo avrebbe messo a rischio la ricapitalizzazione di Fonsai richiesta dall’Isvap e dunque ha scelto di tirare dritto e di far pubblicare tutti i dati delle perizie nel prospetto informativo. Se in futuro verrà fuori qualche magagna su quel portafoglio di strutturati le responsabilità della Consob saranno evidenti, seppur mitigate dal fatto che stava indagando su tutti gli aspetti critici dell’operazione. Certo è che il dialogo con la procura non è stato così costruttivo come si vuol far credere: tutte le iniziative di custode, curatori e dello stesso pm sono state cassate in nome dell’urgenza richiesta dall’operazione di salvataggio e dalla volontà di Mediobanca, Unicredit, Isvap e Consob nel procedere in questa direzione. Così facendo Isvap e Consob hanno sposato la tesi del sacrificio dei piccoli azionisti per salvare i crediti delle banche. Basta guardare il titolo Fonsai, che in pochi giorni ha perso metà del suo valore, e da lunedì potrebbe arrivare il peggio con la vendita dei diritti. Mentre le banche creditrici di Premafin avranno rimborsati tutti i loro prestiti, sebbene riscadenziati, e Mediobanca vedrà addirittura diminuire il rischio sul nuovo gruppo grazie a una decisione dell’Antitrust.
(g.po.)