di Francesco Colamartino

 

Quest’anno le aziende italiane sono più preparate nelle analisi di impatto ambientale, ma hanno investito meno su questo fronte e le emissioni di CO2 non si sono ridotte. È questo il quadro che emerge dal rapporto Cdp Italy 100 Climate Change Report 2013, pubblicato da Accenture e Carbon Disclosure Project (Cdp), un’organizzazione internazionale non profit che mette a disposizione di aziende e città un sistema per la misurazione delle più importanti informazioni ambientali. Secondo quanto riportato dall’indagine, nel 2013 è cresciuto il numero di iniziative aziendali volte alla riduzione di CO2, un aumento del 22% rispetto allo scorso anno (da 180 a 221 iniziative). Dall’altra parte, però, sono calati gli investimenti per la riduzione dell’impatto ambientale, che hanno segnato un -25% (da 3,6 a 2,7 miliardi di euro complessivi). Questi ultimi sono stati rimessi in discussione, trasformandosi in investimenti di entità minore e con tempi di ritorno più brevi. Oltre la metà (60%) delle iniziative ha un tempo di ritorno sugli investimenti entro tre anni, solo il 15% entro dieci anni. Il livello totale delle emissioni è però rimasto praticamente invariato: è sceso solo dello 0,8% rispetto allo scorso anno. Più iniziative ma economicamente meno onerose, così si potrebbe riassumere la dinamica. Quest’anno le tre aziende che hanno ottenuto il più alto punteggio e sono quindi entrate nel Climate Performance Leadership Index (le aziende certificate con performance A) sono Assicurazioni Generali, Fiat e Yoox Group. «Gli investimenti messi in atto fino a oggi, seppure incoraggianti, non appaiono sufficienti», ha detto Danilo Troncarelli, responsabile Practice Sustainability di Accenture. «È necessario che le strategie di business legate alla sostenibilità siano ulteriormente rafforzate per indurre azioni più concrete e di lungo termine». Per Troncarelli i consumatori «devono esercitare sempre di più il loro potere di indirizzo, premiando le aziende più virtuose, mentre gli investitori possono supportare in modo significativo queste aziende facilitando l’accesso al capitale e offrendo migliori tassi di interesse. Gli attori di governo, infine, devono supportare la costruzione di un sistema normativo stabile». Altro tema è quello della disclosure, ossia attinente al grado di completezza e accuratezza delle informazioni fornite da parte delle aziende sull’impatto ambientale delle loro attività. Quest’anno il valore medio del Climate Disclosure Leadership Index di Cdp è cresciuto di oltre dieci punti. E solo le aziende che hanno ottenuto il punteggio migliore sono state incluse nell’indice. Fiatsi conferma per il quarto anno consecutivo il top performer in Italia, con 99 punti su 100. Da segnalare Snam, che passa da uno score di 50 a 95, mentre Yoox Group, con uno score di 90, e Assicurazioni Generali, con 87 punti, non sono entrate nell’indice. Complessivamente il segnale positivo è che il numero degli high scorer (le aziende che raggiungono più di 70 su 100) è aumentato, passando da 13 del 2011 a 27 di quest’anno. (riproduzione riservata)