Pensioni di reversibilità, cosa c’è di nuovo?

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PREVIDENZA

Autore: Alberto Cauzzi e Maria Elisa Scipioni
ASSINEWS 277 – luglio 2016

Le pensioni di reversibilità nell’ultimo periodo sono state oggetto a lungo di dibattito da parte del Governo, principalmente per due ordini di motivi: l’ipotesi di razionalizzazione delle stesse legata al DDL povertà e l’approvazione della legge sulle unioni civili.

Per quanto riguarda l’inclusione nel DDL povertà, l’idea era di trasformare la natura previdenziale della prestazione in assistenziale, legandola all’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) dei soggetti superstiti, ossia al reddito che tiene conto anche dei patrimoni finanziari e immobiliari. Così la vedova, casalinga da sempre, che avesse avuto in lascito dal marito un immobile e degli investimenti finanziari, avrebbe dovuto dire addio alla pensione di reversibilità. In realtà il taglio della pensione sarebbe dovuto intervenire in proporzione all’Isee dichiarato dal superstite, trasformando appunto la prestazione da previdenziale in assistenziale.
Alla fine nulla di tutto ciò è stato approvato e la disciplina che regola le pensioni ai superstiti non ha subito alcuna modifica, se non nell’ambito di applicazione della nuova legge sulle unioni civili.
Di fatto, con la legge 76 del 21 maggio 2016 in vigore dal 5 giugno anche il partner dell’unione civile possiede gli stessi diritti in tema di pensione di reversibilità del coniuge. Rimane invece escluso il convivente more uxorio” del pensionato o lavoratore deceduto, anche se ufficialmente riconosciuto.

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