di Mike Spector e Sara Randazzo
Volkswagen sta per concludere un risarcimento civile di oltre 10 miliardi di dollari, il più grande nella storia del settore auto, per compensare i proprietari statunitensi dei veicoli coinvolti nello scandalo delle emissioni. Secondo fonti al corrente dei fatti, in base alla proposta di accordo il colosso tedesco si è offerto di riscattare e fornire un compenso aggiuntivo ai proprietari di circa 500.000 auto con motore diesel da due litri equipaggiate del software che ha falsato i test governativi sulle emissioni. In aggiunta, Volkswagen metterà sul piatto 4 miliardi di dollari da devolvere a iniziative a favore dell’ambiente e alla promozione dei cosiddetti veicoli a emissioni zero.
La casa di Wolfsburg dovrà fare fronte ad altre sanzioni governative provenienti dagli Stati Uniti e tutto il resto del mondo. «Il compimento del processo transattivo rappresenterà un enorme passo avanti, ma ha ancora una lunga strada davanti a sé», commenta Erik Gordon, professore presso la Ross School of Business dell’Università del Michigan.

Oltre all’opzione di adeguamento alle normative ambientali, Volkswagen ha proposto il riacquisto dei veicoli al valore di mercato precedente allo scoppio dello scandalo di settembre. In entrambi i casi provvederà a un risarcimento in contanti da almeno 5.100 dollari a un massimo di 10.000 dollari, al di là del prezzo di riacquisto o di riparazione, riporta una fonte. Le auto in questione sono le versioni diesel dei modelli Jetta emessi dal 2009 al 2015, le Golf vendute tra il 2010 e il 2015, le Passat e le Beetle delle edizioni 2012-2015 e le A3s distribuite dal 2010 al 2015.

Non è la prima volta che una casa automobilistica è costretta al riscatto di unità in circolazione. Nel quadro di un patteggiamento con le autorità di regolamentazione competenti negli Stati Uniti, Fiat Chrysler Automobiles l’anno scorso ha provveduto al riacquisto di alcuni camion. In autunno, Volkswagen ha bloccato la vendita dei veicoli incriminati lasciando sulle spalle dei concessionari costose giacenze. Le fonti avvertono che sono tuttora in corso i negoziati tra Volkswagen, da cui il portavoce opta per un «no comment» sugli ultimi risvolti, la parte civile e i funzionari governativi coinvolti nell’ampio contenzioso affidato al verdetto della Corte federale di San Francisco. Pertanto i termini dell’accordo potrebbero ancora subire variazioni. Inoltre, la casa automobilistica e i soggetti interessati dovranno attenersi al limite del 28 giugno istituito dal giudice Charles Breyer. Sul tema, Elizabeth Cabraser, rappresentante dei consumatori statunitensi, ha dichiarato che il patteggiamento «porterà notevoli benefici alla clientela e all’ambiente, corrispondendo ai proprietari e ai titolari di leasing il giusto valore per i rispettivi veicoli e rimuovendo vetture eco-nocive dalla strada».

A gennaio, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha citato in giudizio Volkswagen per conto della Environmental Protection Agency per presunta violazione delle leggi federali sull’aria pulita mediante l’uso di un software per la manipolazione delle emissioni inquinanti. Anche la Federal Trade Commission, incaricata della tutela dei consumatori negli Stati Uniti, ha denunciato la casa automobilistica tedesca a marzo per avere pubblicizzato pretestuosamente le vetture parlando di «diesel pulito». Inoltre la società ora guidata da Matthias Müller risponderà anche delle accuse mosse dai consumatori relative alla forte svalutazione in sede di rivendita. In aggiunta, dovrà affrontare il contenzioso e le indagini relative a simili reclami riguardo a 85.000 vetture con motore diesel da tre litri. Per ora ha ammesso l’installazione del software su circa 11 milioni di auto distribuite in tutto il mondo.

Negli Stati Uniti i diesel Vw hanno emesso ossidi di azoto fino a 40 volte il livello ammissibile. Dunque, i costi della transazione proposta alzano la posta in caso di eventuali futuri procedimenti. Toyota e General Motors hanno pagato rispettivamente 1,2 miliardi e 900 milioni di dollari per risolvere le accuse penali circa precedenti carenze a livello di sicurezza. Il player giapponese è stato sanzionato per non avere segnalato problemi a livello di accelerazione, mentre il caso di Gm riguarda milioni di auto compromesse da interruttori di accensione difettosi che sembrano avere giocato un ruolo determinante in 124 episodi di incidenti mortali. In generale, Gm ha raggiunto l’intesa con il Dipartimento di Giustizia, gli azionisti e migliaia di consumatori con un esborso totale di oltre 2 miliardi di dollari. Tuttora è afflitta da controversie relative a un interruttore difettoso che sembrerebbe interrompere l’alimentazione di airbag e servofreno. Oltre alle sanzioni, Takata, fornitore di airbag originario del Sol Levante, ha di fronte a sé un processo penale negli Stati Uniti per la questione degli airbag difettosi montati su decine di milioni di veicoli che potrebbero rompersi e sparare schegge.

Al fine di richiamare milioni di unità e risolvere le rivendicazioni legali Volkswagen ha accantonato oltre 18 miliardi di dollari, da unire alla prospettiva di ulteriori sanzioni finanziarie. Anche altri esponenti dell’automotive hanno riconosciuto di avere falsato le dichiarazioni sul consumo di carburante o sono stati messi alla sbarra per avere ritoccato i dati sulle emissioni. Dopo il mea culpa relativo all’alterazione della capacità risparmio di carburante sui veicoli circolanti in Giappone, questa settimana Mitsubishi Motors ha calcolato una perdita di 1,38 miliardi di dollari per l’anno fiscale che termina marzo 2017.
Per quanto riguarda Vw, la proposta di patteggiamento con gli enti di disciplina Usa potrebbe finalmente sancire la fine del caso Dieselgate. Alcuni azionisti all’inizio della settimana hanno rimproverato i vertici in occasione dell’assemblea annuale degli azionisti in Germania sulla risposta dell’azienda alla truffa delle emissioni. Peraltro, il Dipartimento di Giustizia sta conducendo un’indagine penale distinta sempre a carico di Volkwagen sull’alterazione arbitraria dei test ambientali. In merito, la casa tedesca ha deciso di non pubblicare i risultati preliminari dell’investigazione interna per il timore di compromettere un’eventuale apertura da parte dei procuratori statunitensi in funzione della collaborazione garantita.
traduzione di Giorgia Crespi
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