Le sei domande da fare all’agente se si acquista una polizza Vita

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Orientarsi nel mondo delle polizze Vita non sempre può rivelarsi semplice. Ecco le sei domande chiavi da fare all’ assicuratore per capire le caratteristiche del prodotto che vi sta proponendo come suggerito anche dall’Ivass, l’autorità di controllo del settore nella sua guida alle assicurazioni Vita, pubblicata sul sito internet dell’istituto di controllo (www.ivass.it).

1) C’è un minimo garantito?

La prima cosa da chiedere all’intermediario nel caso in cui si abbia intenzione di acquistare un prodotto tradizionale (a minore contenuto finanziario rispetto a una unit o una index linked) è se la polizza che si vuole sottoscrivere preveda o meno un tasso d’interesse garantito che viene riconosciuto al cliente, indipendentemente dall’andamento della gestione separata.

Una componente che in verità le imprese, a causa dei bassi tassi d’interesse, hanno di fatto eliminato nei nuovi contratti. Nelle gestioni separate, nel peggiore dei casi, al cliente viene comunque restituito almeno quanto investito.

2) Quale parte della performance mi spetta?

L’altro elemento da considerare attentamente è l’aliquota di retrocessione, ovvero la percentuale del rendimento della gestione separata che l’impresa riconosce al cliente. Nel caso in cui l’aliquota di retrocessione sia per esempio pari all’80% e il rendimento della gestione si attestasse al 3%, il tasso riconosciuto al cliente sarebbe solo del 2,4%, mentre il 20% restante del rendimento (ovvero lo 0,6%) verrebbe trattenuto della compagnia. Il capitale investito nella polizza sarà rivalutato sulla base del valore maggiore fra tasso di rendimento retrocesso e tasso d’interesse garantito.

3) Quanto trattiene la compagnia?

In alcuni contratti anziché il meccanismo dell’aliquota di retrocessione viene utilizzato il criterio del rendimento trattenuto, ma il risultato è di fatto lo stesso. In questo caso, ipotizzando sempre un rendimento del 3% e un minimo trattenuto dalla compagnia dell’1,2%, il cliente incasserebbe l’1,8% restante (3%-1,2%).

4) Quanto costa lo spostamento?

Se l’intenzione è invece quella di sottoscrivere una unit linked, che investe in fondi comuni e che molte imprese in questo periodo stanno proponendo ai propri clienti (visti i minori vincoli di capitale richiesti) bisogna essere consapevoli che, in assenza di garanzie, il capitale restituito può essere inferiore a quello investito. Di norma l’impresa consente di scegliere il tipo di fondo di investimento al quale agganciare il capitale, che tenga conto del profilo di rischio del cliente. E consente anche di trasferire le somme da un fondo a un altro. Uno switch che però non è gratuito. Meglio quindi conoscerne prima i costi. Le index, che investono invece in indici di borsa, sono di fatto scomparse dal mercato.

5) Quanto sono protetto?

L’ultima tendenza del settore è proporre polizze multiramo che prevedono la garanzia di conservazione del capitale solo per una parte dei premi versati e lasciano a carico dell’assicurato il rischio finanziario derivante dagli investimenti in fondi della parte restante. Si tratta di prodotti un po’ più complessi perché il risparmiatore potrebbe non essere consapevole che una parte del suo investimento è a prova di copertura. Tanto che l’Ivass e la Consob hanno di recente deciso di monitorare il comparto, per aumentare le tutele dei clienti.

6) Quanto costa cambiare idea?

Le condizioni per il riscatto di una polizza comportano di norma penalizzazione per il contraente, che deve valutare se conviene restare fedeli almeno per un altro po’. Perché nel primo periodo della stipula della polizza le penalizzazioni all’uscita posso essere tali da non consentire neppure il recupero dei premi versati. Ma attenzione anche al periodo di carenza, ovvero l’assenza della copertura assicurativa caso morte nel primo periodo di validità del contratto. (riproduzione riservata)
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