Che fatica il tasso zero

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di Janina Landau Class Cnbc

L’entrata in vigore di Solvency II, i tassi bassi che attualmente risultano uno dei problemi più gravi che le compagnie devono affrontare, la necessità di maggiori investimenti nell’innovazione tecnologica. Salvatore Rossi, presidente dell’Ivass, l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, traccia la mappa di quelle che sono le sfide del 2016 per il settore assicurativo.

Domanda.

Presidente, all’inizio di quest’anno sono entrati in vigore il bail-in per il settore bancario e Solvency II per quello assicurativo. Entrambe le direttive puntano a difendere la solidità del sistema. Quali i punti di forza e quali le criticità di entrambe?

Risposta. Sono due direttive molto importanti, naturalmente diverse fra loro. Intanto perché sono differenti i due settori di attività finanziaria cui si riferiscono e poi perché hanno obiettivi diversi. La direttiva Solvency II riscrive tutte le regole prudenziali. Essendo stata dibattuta per molti anni, le compagnie assicurative hanno avuto tempo per approfondire e capirne lo spirito e i dettagli e per questo hanno avuto modo di prepararsi ai compiti molto complessi che impone loro: identificare e misurare in modo granulare tutti i loro rischi e riferirlo alle autorità di supervisione. La direttiva sulle risoluzione delle crisi bancarie è invece soltanto un segmento del quadro regolamentare che si applica alle banche, certo molto importante, molto delicato.

Le criticità sono subito emerse con il caso delle quattro banche italiane.

D. Come si può difendere la solidità del sistema quando le aziende devono confrontarsi con tassi zero o in negativo?

R. Questa è davvero la difficoltà principale che l’industria assicurativa, non solo italiana ma internazionale, deve affrontare. Una compagnia assicurativa deve necessariamente ottenere un ritorno dai suoi investimenti per garantire le prestazioni ai clienti che hanno sottoscritto le sue polizze. Le compagnie per ovviare a tassi di interesse così bassi, addirittura negativi nel segmento a breve termine, si stanno spostando su prodotti che non offrono più alla clientela una garanzia propriamente assicurativa, come le unit linked e le index linked, che in sostanza mantengono il rischio in capo all’assicurato. È un fenomeno inevitabile, però non è fare il mestiere dell’assicuratore. L’assicurazione è un’altra cosa: consiste appunto nel trasferire sulla compagnia i rischi di chi si assicura.

D. Il 2016 si è aperto in un clima di grande incertezza sui mercati. Il sistema assicurativo è solido?

R. Il sistema assicurativo è complessivamente solido. Lo è il sistema europeo e anche quello italiano se la batte bene nel confronto con i sistemi degli altri Paesi. Questo emerge dalle analisi effettuate dall’Ivass e anche da quelle del mercato. Certo ci sono rischi e ci sono sfide, la principale delle quali è quella che citavamo in precedenza, ovvero i tassi di interesse così persistentemente bassi: ormai dura da anni e non sappiamo quando si tornerà alla normalità. Bisogna tenere alta la guardia nei confronti sia di questa variabile sia delle altre che il sistema assicurativo fronteggia, a cominciare da quella dell’innovazione tecnologica, che riguarda ormai tutte le attività economiche, banche e assicurazioni comprese.

D. Secondo lei il settore necessita di una fase di consolidamento?

R. In realtà c’è spazio per compagnie di qualunque dimensione, e anche questo vale per le assicurazioni come per le banche. Naturalmente la grande dimensione consente maggiori sinergie, permette maggiori investimenti. In questi anni si è affermata in Europa una certa propensione al consolidamento del sistema. Ma questa tendenza non deve essere interpretata come necessaria. Non abbiamo bisogno solo di grandi giganti, ma anche di compagnie più piccole, più vicine ai bisogni della clientela. (riproduzione riservata)
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